Tende rosse tese fra monti

Ci divide un pelo
ricamato sul lenzuolo
e un modo diverso
d’incoronarci con le sconfitte.
Stendono le donne,
sempre le donne,
sempre e solo le donne,
le carte della vecchia geografia,
quella ormai sbiadita
con Bonn capitale
e la Jugoslavia agonizzante,
Pyongyang incazzata e abbandonata.
Ci dividono mura
di ferro e cemento
per non lasciarci
riunire, toccare, mangiare
le caserme di pan di zenzero
e i municipi di cioccolata.
Si ammazzano gli uomini,
sempre gli uomini,
mai solamente gli uomini,
sulle carte della nuova geografia
dai confini ben delineati
e le capitali ben sottolineate
da una riga di rosso
che non è sangue, ma pomodoro,
perché la guerra in Siria non esiste,
Gaza è tranquilla
e là, in Nigeria, si dorme
ben coperti da sporche lenzuola bianche
o tre metri di terra dorata.
Ci divide quel qualcosa,
sempre quel qualcosa,
sempre e solo quel qualcosa.

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