La Creazione

E di colpo fu nulla. Furono nulla: le strade, i palazzi, le biciclette elettriche, i cavi dell’alta tensione, le fabbriche, le polveri sottili, l’amianto, i bambini poveri d’Africa, le pubblicità, i materassi, le camicie e le cravatte stravaganti, le bottiglie di plastica, le chitarre, i confetti, i computer, gli pneumatici, i denti finti, le creme contro la vaginite, le cabine … Continue reading

#4

Sono istanti appesi a rinfrescare l’illusione Eppure avrei lo spazio per un tenue soliloquio fatto di brezza e paradiso. Mentre tu hai detto un giorno tra lacrime appese a uno chignon di riservatezza che questo mondo, non ti aspettava che forse il mio tempo aveva poco da dire sulle mani belle e le tue guance. Un giorno di calze nere, … Continue reading

CI SI RIMETTE

ci si guadagna a pensare poi ricostruire facce sul cubo di Rubik e si tende a volte al sogno a volte si sbatte a terra mentre a volte compare un cielo tenda di disarmante nitidezza così le dita lanciano in aria coriandoli quadrati e scende che ci vede una poesia dadaista Poster: Kurt Schwitters and Theo Van Doesburg

Mater Mea

                  Non ti ho avuto mai corniola in sposa. Mi sei mosaico solenne, misticanza arrotolata sul tralcio di un capitello. Giona racconta la vela, risorge in Palestina beffa il faro d’Alessandria buca il verde dei gelsi raffinando seta ai piedi del sepolcreto, fuoco è l’ellisse di Salomone mio il fiato marino che … Continue reading

Mentre morivi

invece sentivo tutto lo spazio carezzevole delle tue cure la forma della pelle sui silenzi i passi che facevi dal letto alla poltrona; e tutta la pioggia la raccoglievo per te perche c’è un tatto diverso nel sentirsi vicini all’amore: andare senza occhi cercando l’imprendibile ora del tempo

Oracoli

Nessuna entità mi sussurra futuri all’orecchio Non ho premonizioni alcuna preveggenza Misuro il giardino a spanne e ho tanti lacci che non so slegare Però quando mi dico “non ho idea di come andrà a finire” è sempre una bugia

Pianerottolo

  So che in fondo mi odi, vuoi tagliare il filo che dal balcone d’oriente lega l’angolo di un confine muto ma nel miscuglio di odori diversi che siamo restiamo uniti per quel chilo di zucchero. In sintesi sdebitiamo sul sericeo solo i piedi mentre l’arrotino guadagna sui segni e l’imbroglio passa da sotto l’uscio.  

Notturno, io non tornerò

Tu sei tormentato dal sogno dei due ciclopi a cui hai amputato con la tua stessa personalità da fiera, braccia e gambe e li hai visti in modo vivido spaventoso assopiti e sereni nel clima di acquamarina invischiarsi sicuri in tavolate per giganti Anche lì ascoltavi le tue ossa muoversi confabulare stregonerie, bocche su bocche di litri adirati verso le … Continue reading