Sestante

Fammi un piacere: inventati un dolore, un dolore qualsiasi. Non coprirti gli occhi con le mani mentre cambio l’acqua ai fiori finti. Ho le unghie spezzate per il troppo scavare. Imbastiscimi male l’orlo della gonna togli la sinistra da tutte le mie scarpe aiutami – anche oggi – a non accadere

#5

Una donna attende mentre fuori l’uscio sbatte ed il furore delle cicale scuote l’aria che dimena. Non cercava un uomo Lei calava nel cerchio con lingua che ardeva. Il silenzio dei seni sudati, il fare pubico delle anche incastonate come gemme o tesori schierati nei sogni d’onde sporche e troppo amore. Un insetto griglia sulla lanterna appesa che balugina e ferve di … Continue reading

iiiiiio

Credevo E bada, credevo ho detto Che la notte fosse più scura Che il mio starmi accanto Consumasse l’aria di questa stanza vuota Credevo Che io con me non bastassimo Dispari come siamo Da sempre Da sovrapposti ora Sembriamo uno E bada, sembriamo ho detto Credevo che cercare Quel nessun pezzo mancante Fosse abbastanza Per farmi dormire E svegliare Credevo … Continue reading

da “Telescream” (di Massimiliano Chiamenti)

    Nei revival si pesca sempre troppo indietro: io resto nel semi-vecchio, nel recente, né attuale né storicizzabile e dunque replicabile “in stile”. Così questo stallo takes place and it’s me in the end, né pretelevisivo e mnemonico, nor young enough per flesciarmi nei trip delle realtà virtuali, dei simulatori postideologici, automi anodini allucinogeni postumani, posticci.   Massimiliano Chiamenti

Vista su?

  Un quarto alle sette; dirò che reggi ancora una volta il disavanzo con la spilla da balia. Hai pretese sul daltonico accucciata sugli zoccoli cercando l’assioma delle braccia ché a stringere un fantoccio di panorama non sei capace. Vivendo di acuti si dimentica il tono basso e dopo, solo dopo la quiete un punto impreciso.

NOTA

Se devo dire una verità (fra le tante) sono costretto a confessare una poetica pretenziosa, spesso melensa nel perseguire lemmi da dizionario UTET. Tutto per ben figurare nei simposi pregni di memorie alcoliche, descrivendo amori chiusi nelle giacche invernali e aperti sui pianeti da scoprire in nome di chissà quale alterità. Guardo, senza vedere, le panchine più sporche per poi … Continue reading

DOLCE, TAGLIATO SOTTILE

Ho comprato un etto di prosciutto crudo, dolce, tagliato sottile, tu ami il prosciutto crudo quando è dolce e tagliato sottile, e sono tornato a casa. Ti ho sorpresa a dipingere di bianco gli scaffali. Fuori dalla finestra che ti illuminava le spalle imperava un pomeriggio senza freni, volgare, senza rimedio. Se non fossimo stati inerti e imperdonabilmente colpevoli nella … Continue reading