A te

Dov’eri quando l’alba gridava coi tarocchi in mano
senza indovinare degli istanti neanche il vivere negato?
Dov’eri quando gli ideali abitavano sui muri
davanti a palazzi benpensanti, marciapiedi sporchi
e io cercavo un cuore da cucire a filo doppio alla mia carne?
O nelle notti a perdere sputate in un bicchiere di follia
bevuta a sorsi grandi e vomitata su letti di cartone, dov’eri?

ho imparato l’attesa
la cura della tavola apparecchiata nelle cene solitarie
di nuovo con mia madre al molo a disseppellire la pazienza
la vita. la vita insegna che non sono le mani giunte
che fanno la preghiera e non le bocche vuote a dire fame
la fame è scritta dai campi aridi e le preghiere
sono porte da aprire

adesso sei acqua e bene, organico e presente
e interri i semi uno ad uno nel mio petto
(esci dalle mani, dalla bocca, dai capelli, vero. vero tu)
dov’erano i morsi e il vuoto, c’è il mare

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