Un’e-mail al canoista

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Il buio s’aggrava. La notte non s’appiana. Ai sensi del mio dolore (non immune da un ampio senso di colpa) mi sono inflitto e comminato cinque settimane d’insonnia. Rinnovabili.
In altre parole, caro amico, per qualunque cosa (successi e fallimenti compresi) ognuno di noi rende a conto a se stesso, cioè alla propria coscienza. Per cui mettiamola così: può darsi che Dio e Satana non siano che una fola. Però Minosse esiste, ahimè, ed è spietato. O forse, come nel mio caso, autolesionista alla massima potenza. (Prima di darmi anche dello stupido, preferisco chiudere qui…).

P. S.: per tirarmi un po’ su, ed evitare di nuocermi, dovrei fare qualcosa di diverso e totalmente difforme dalla mia vita. Magari un po’ di canoa pure io… Che fiume mi consigli? (Il Flegetonte no, ti prego! E, per favore, nemmeno lo Stige o l’Acheronte…). 🙂

 
 

Fotografia: U.S. Department of Transportation/Federal Highway Administration

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Pietro Pancamo

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