Alessandro Magherini

Immergendomi nei versi di Alessandro Magherini trovo subito, abbagliante, la luce – il calore del sole / la luce dell’alba / la coscienza / è anche lo stupore / negli occhi di un’amante – la musica – Ananda, ananda / beatitudine / in quattro battute / di rock ‘n’ roll – la passione – Calore scorrevole / mi ci vuole, / morbidezza / di cosce lunghe / con chi mescolerò / nel desiderio / le onde del mio cuore? – e il viaggio – Winter is soft in Aleppo / pur scivolando su strade / fangose.
Le atmosfere sfilano su asfalto bollente o bagnato che egli osserva da una prospettiva consapevole e tutto sommato ottimista. L’attimo caduco si brucia ed eterna nelle descrizioni dei corpi, nei loro battiti e orgasmi, c’è una curiosità comunque bambina nello sguardo, il dubbio che resta come ombra chiara delle parole. Leggendo ci si trova immersi sempre in paesaggi naturali e si volge lo sguardo al ‘forse’ incastrato nel pensiero dei soggetti descritti. Potremmo definire questa lettura di Magherini un inter-rail per il mondo, una raccolta di cartoline dai colori rosso terra, giallo senape, banana e deserto, verde acido di ricca vegetazione che si alterna al nero lucido dell’asfalto fresco o bagnato, al grigio delle ombre, al chiarore del mattino. E’ comunque luce che Alessandro tenta di trasmettere, gioia per la pienezza della vita, per l’accettazione del bene e del male di cui è fatto l’essere umano. Si sfiora il cielo, ci si sente alati e liberi tra le sue parole, non ci sono limiti, si immaginano strade a volte lunghe e polverose a perdersi in un punto all’orizzonte, rettilinei di solitudine mai sola perché la coscienza è la compagna della vita, non la donna. Egli non idealizza in un unico amore femminile la vita, è un uomo sorridente che ci accoglie e invita ad entrare nel suo mondo senza paura della morte (quindi dell’amore) e beffeggia Pavese: verrà la morte / ma mi troverà vivo.
Magherini imprime ai suoi testi in verso libero ritmi blues dove si possono distinguere bei settenari e si diletta in sonetti dove le assonanze prendono il posto delle rime. Ottima dunque la musicalità dei versi che trova nella ricerca semantica il timbro, il battito. Potremmo disegnare una mappa dettagliata dei luoghi visitati e scoprire quanti passi, quanto mondo gli occhi fagocitano e possono ridare al mondo in una rosa nuova rifiorita.

Francesca Ferrari 

≈≈≈

RAGGI DI SOLE IN LA MAGGIORE

Ananda, ananda
beatitudine
in quattro battute
di rock ‘n’ roll
alito caldo di pistoni
fra le cosce
e pressione di vento
sul petto

scivola fra quinte d’asfalto
e guard-rail
l’immenso teatro della pianura
su battiti di cuore
note di sandalo
altalene di mare
fotografie di spazi nuovissimi
quando la mente
si colora di luce

CALORE SCORREVOLE

Calore scorrevole
mi ci vuole,
morbidezza
di cosce lunghe
con chi mescolerò
nel desiderio
le onde del mio cuore?
L’asfalto fradicio
non si lascia percorrere
da pneumatici
e resta freddo il motore
ma vorrei vedere
cascate di stelle
nella mia testa
e sentire un organo Hammond
alitare beatitudine
come gas esilarante
fra i visceri del mio corpo

CHISSÀ

Chissà se avrà colori
o riflessi di nero asfalto
se trasuderà fumo
o sangue
se avrà l’aridità di un documento
o l’enfasi di un addio
la speranza di un arrivederci
lo splendore dell’alba
se sarà la pagina di un diario
un lieve pizzicore del cranio
un orgasmo simultaneo
e magari bruciante
con il capo pleonasticamente ripiegato
e presto
dimenticato

CREPUSCOLO A VIGEVANO

Rotolando jazz
banchina di Naviglio

sono tutti andati a Pontida
gli indipendentisti
mentre urinavamo
in onde di Ticino

noi s’è mangiato gelato
e banane
e s’è guardato lontano
con occhiali da sole

ed eravamo, forse,
l’un per l’altra arcani
vedendo nel crepuscolo
il piacere di oggi
e un blues sottile sottopelle
nel pensiero di domani

SYRIA

Winter is soft in Aleppo
pur scivolando su strade
fangose.
Con ali di fumo
e caffè al cardamomo
pago un bakshish
al torpore

Maarrat al-Numaan è qualcuno che sale
e un suono di clacson
furioso
il pullman ritrova
la via della steppa
artigli
al mattino brumoso

MAHARASHTRA

L’alba colpisce
da oriente l’expressway
mesetas come elefanti

HALLOWEEN Q8

La notte di Halloween
tornando dal cinema
mi sono fermato in viale Fulvio Testi
per fare benzina.
Pioveva forte
e sotto la pensilina
c’era una donna
che si è avvicinata mentre riponevo
la pistola nella colonnina.
Mi ha detto andiamo a scopare
ho risposto no grazie
e intanto l’ho guardata in faccia
aveva delle macchie sulla pelle
ma era bella ed esprimeva dolcezza
il volto segnato di una madonna
illuminata dal neon.
È un tempo che ho spesso
le lacrime agli occhi
e più del solito mi colpisce
la stolida durezza
del mondo

IL PRESENTE

Presente è l’anagramma di serpente
è Shiva
col suo cobra e il suo tridente
una fuga di Bach
il concetto di un sapiente
il viaggio fumoso
di un pulmino verso Oriente
il calore del sole
la luce dell’alba
la coscienza
è anche lo stupore
negli occhi di un’amante
anche una mano amica
un sorriso disarmante
il pesce che si getta
con la testa nella sabbia
un moto di passione
un impeto di rabbia
è essere sospeso nel nulla generale
buttare giù un respiro
e sentire dove arriva

LUCE DI PROVENZA

Lasciare che la vita
mi bruci
senza riguardo
per il tempo che passa,
le cellule non avvizziscono
nell’intensità della
fiamma,
le braccia come rami
di un tiglio:
verrà la morte
ma mi troverà vivo

e avrà il sapore
della luce di Provenza,
conosciuta di colpo
e portata nel cuore,
mai diventata
abitudine
e sempre pronta a colpire
rendendomi incredulo
all’apparire di un altopiano
o alle pendici di un monte,
tra profumi
di menta e lavanda

così morirò
in quella luce proteso
e ogni altra cosa
semplicemente
cadrà

UNA MAPPA

Tutto mi sfugge
e inseguo il vecchio tram numero 16
che faceva servizio una volta
fra la stazione Brignole e Quarto dei Mille
per arrivare fino a Quinto al Mare
o forse Nervi

lo inseguo perché ho visto salire
mia madre
vecchia e curva
ma dentro lei è diventata
una bambolina
nuda adagiata su un sedile
che parla attraverso un microfono
e in una vecchia casa coi cessi scavati
nel granito
c’è merda dappertutto
sono in Spagna ma non mi diverto
perché ogni cosa mi è estranea

non è nulla
è materia di sogno
ci vuole una mappa
e tutto diventerà chiaro
ho sempre creduto così
ma forse ora
voglio solo fermarmi
e lasciare che accada
o non accada nulla
che il mare dilaghi
che la merda si spanda
che la terra sprofondi

aggiusterò l’impianto elettrico
se salterà
ma rimarrò fermo
respirando in fondo all’addome
un nulla
con una parte di ossigeno
e quattro di azoto

TU E IO

Sei tu, vecchio santo dipinto
di colori poveri e antichi
sei tu, strada di montagna
godimento per motociclisti
sei tu, morbido bicchiere
ricettacolo di palpabili aromi
sei tu, occhio ceruleo
che ride ancor più della bocca
sei tu, silenzio/imbarazzo
rossore/confusione
sei tu, calciatore brasiliano
in fuga lungo la linea dell’out
e ancora sei tu, incertezza
dubbio dell’onesto
sei tu, buona notizia
dell’amico affrancato
sei tu, piatto fumante
per cui la mia lingua suda
sei… sei
parte del mio momento
e io
parte di te

GPL

Viscere di Pianura Padana
fra pistoni roventi

rughe scavate
di vecchi algerini
intrisi di kif

nuvole di sabbia
su bulloni d’acciaio

la riga gialla corre
come un continuo tracollo
verso un inestricabile
attimo di infinito

vedo nelle grinze della sera
brandelli di gioia lanciati
fra granuli di bitume
e dalla vescica di neon
il succhio profondo
per la nuova partenza

IDROCANNABINOLO E NOI

Idrocannabinolo per te
amore
prendi il tuo idrocannabinolo
con me
idrocannabinolo per noi
su strade di sole
eccitati e tranquilli
ruote silenti
verso l’altrove
e musica d’asfalto
nel groove delle nostre anime
nel presagio dei nostri corpi
fra musica d’asfalto
eidrocannabinolo
voci sottili
la gioia nelle ossa

VIALE ABRUZZI

Li vedo che stanno per partire
con l’antifurto in mezzo alle ruote
del motorino.
Sono fermo al semaforo
do un colpo di clacson
e mi sporgo
il ragazzo si gira
gli indico la ruota col dito
e dico:
non hai tolto la catena!
Quello mi guarda con la faccia fissa
di chi dice:
che cazzo vuoi?
Parte e gli si incastra il catenaccio
fra i raggi e il disco del freno.
Viene il verde e ingrano la prima

TAXI

Se ci fosse il telefono dei morti
un servizio speciale di Fastwèb
la metafibraottica dei mondi
paralleli, per saperne di più

sull’aldilà, per farsi raccontare
dai defunti le cose che nessuno può
vedere: l’Averno, il fiume Lete
l’Akasha e i misteriosi meccanismi

della trasmigrazione, penseresti
al distacco con timore o invece
ti parrebbe un’avventura che forse

prenderesti alla leggera, come se
nel viaggio universale ti toccasse
solo prendere un taxi e nulla più?

VAL DI VARA

Ho scoperto una vena di follia
viaggiando a oriente di Sestri Levante
Rocchetta, Bolano, Sesta, Pignona
son luoghi numinosi dove il sonno

si popola di storie e di fantasmi:
forze dei boschi, spiriti del fiume
si dan convegno nelle notti buie
scorrendo come il Vara fra le rocce

fra i massi della psiche, fra i macigni
che ingombrano il pensiero e i sentimenti
poi soffiano muggendo nelle valli

spinti dall’onda della tramontana
e ne vedi i barbagli dentro agli occhi
dei vecchi all’ombra sotto i campanili

ERNAKULAM

Pale che vorticano sincopate
ritmo in levare su bianco soffitto
urla benzina bruciata la strada
risciò in città con motori a due tempi

cubicoli in lamiera su ponti
attraversano il mare di Cochin
gracchia dal tetto nera la cornacchia
quando i ragazzi escono da scuola

sciamanti in uniforme con le loro
camicie kaki fresche di bucato
è l’India, le sue palme mentre a fianco

scorre il rigagnolo fetente dove
la merda non diversamente avvolge
dai gelsomini del mahatma santo

NUVOLE

Nuvole passano sul cielo di Milano
e sembrano guardar con comprensione
gli occhi cisposi pel tosto risveglio
degli abitanti metropolitani

le guardo di rimando mentre vanno
mi accorgo che hanno un ritmo netto e chiaro
note di Hammond e scale di basso
un vento fresco si stacca da loro

sulla terrazza annaffio il ciclamino
le piante sembra che capiscan tutto
guardano verso il cielo e stanno zitte

respiro: non è male stamattina
fra poco sarò anch’io a bruciar benzina
ma intanto bevo lentamente il tè

≈≈≈

Alessandro Magherini: 

Da tempo impegnato nell’adulteducation, Alessandro Magherinitiene corsi di storia e geografia presso il Centro territoriale permanente di Sesto San Giovanni.Dopo la  laurea in filosofia all’Università di Genova, ha trascorso alcuni anni fra l’America Latina e l’Africa occidentale edè stato fotoreporter, traduttore, redattore editoriale.Ha scritto Sonetti per M.me Kalì (Officina Coviello, Milano), La Gru (Gattili, Milano), Anaconda (Sartoria Utopia, Milano). Suoi testi sono apparsi su «Il vento salato», «Alla bottega», «Malvagia», «PickWick», «Il foglio clandestino di poeti e narratori», «Il Monte Analogo».

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