Andrea Labate

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“…e l’estremo che mi stanca se non è straordinario”.
Sta in questo verso una delle chiavi di lettura della poesia di Labate.
La traccia lasciata dalla beat generation e dalla cultura underground è indiscutibile ma sotto c’è una poetica alla ricerca del sincero in questo mondo d’ipocrisia diffusa che tutto sommerge “la scusa ufficiale arriva sempre da un’anima falsa”.
C’è pure il rigetto d’una vita che si trascina nella quotidianità “quello che dovevo fare/era contare i passi e sentire la fitta/della tua pronuncia sola e triste/nella puzza schizofrenica di un’alba da impiegati”.
Si sente un tentativo di fuga in avanti direi quasi d’impronta futurista.
Non mancano immagini straordinarie come “le tue scarpe di gomma dialettali prima avevano un senso avventuriero”.
Poesia che non concede nulla alla natura “tra la cima e il cielo/preferisco il sentiero degli arbusti/…/tra la cima e il cielo/preferisco il riflesso degli arbusti/dove risuona il luminoso” ma che si agita nel sociale e nella socialità in una solitudine beckettiana “Tra tutte le cose/proprio quella sedia vuota sotto l’albero di banane/e lì qualcuno ha il dovere di non fiatare”.
Anche il tema dell’amore sembra purificato da una carnalità assoluta “Il bianco fuori ha dei sussulti forti/che avevi tu ieri notte/al nostro dirci addio”.

Lorenzo Poggi

≈≈≈≈

Capisci perchè sono un poeta
(tra tanti colori puoi sceglierne uno solo)

Che ci salva sulla terra
il modello si perde nella foto
con qualche statua in casa che non sa più cosa dire
o forse sei tu verso il precipizio
ed è letale se ti ci portano per mano

mentre il santo ha un sacco di lavoro
mantenere l’animale nella purezza
accogliere per sentirsi più coesi

Alcuni regali ricevuti
una bacinella di rame
-gli occhi non sono mai come volevi
ma può bastare
una volta superata la staticità
e innamorarsi di una figura fiabesca
(moralmente un evento gli cambiò la vita
per essere perseguitato)
Benedici la curiosità
scrivendo di un puro fenomeno d’isteria
la scusa ufficiale arriva sempre
da un’anima falsa.

È come essere un pellegrino-
il riflusso del reale significa approvazione.
E diede l’ultimo cenno con di fianco i monaci buddhisti.

≈≈≈≈

  • LINEE GUIDA

(di come trovai un’impronta di cavallo nel cemento)

Avevi la pronuncia esatta del PERCHÉ

così chiusa e serrata
nel tuo manuale lunare di una realtà stravolta
e non importavano i tuoi
o i miei capelli
cosa decidessero di fare

ma vedevo soltanto estranei uscirsene nel buio
di qualche umida foglia vomitata
e potevo offrirti solo stomaco e sincerità
e non pregavo per nessun cielo acceso
così grande da contenere il cavallo
l’asino e il maiale

quello che dovevo fare
era contare i passi e sentire la fitta
della tua pronuncia sola e triste
nella puzza schizofrenica di un’alba da impiegati.

Contare i passi
con la tua paura che ti strangolassero nel sonno
sul tuo tatuato scempio marchiato a fondo anima
e le lacrime imprigionate nel tuo coito.

Prestare attenzione e lasciar scorrere:
anche le pietre hanno karma:
individuarne i segni, anche di notte.

≈≈≈≈

  • PER LA RIAPERTURA DEI MERCATI TUTTO QUESTO NON IMPORTA

(cosa resta di un orto se l’alba è decomposta)
[e perché non si può imbalsamare un’anima]

se ne sta andando-e me lo schiaffi addosso come acqua gelida.
la personalissima maniera di farmi notare le cose.
Sul filo di un fiato strascicato
ogni scusa è buona per renderlo evidente.
e la tua tristezza muta
nel vedere che nessuno se ne prende più cura.

Le tue scarpe di gomma dialettali
prima avevano un senso avventuriero.
ora è tutto un ammirare in modo tempestivo.

il giorno esatto dell’ultimo acquazzone-
e riproporsi a metà agosto
come una presenza significativa

Ti suscito sempre qualcosa di irrisolto
quando dico che ho alcune cose da ultimare- da una vita.

E allora diamo la colpa al terreno sgranato
avere in gola tutti i nomi di chi non ha fatto presenza.
Ma nessuno oggi ti ha visto bene per come camminavi.

Un errore che ci rimandi al porto
il giardino era gonfio e la notte così leggera-
niente da riempire e il nero non aveva luogo.

Pensa se un uomo non potesse piangere quando gli pare.

Tra tutte le cose
proprio quella sedia vuota sotto l’albero di banane
e lì qualcuno ha il dovere di non fiatare.

≈≈≈≈

  • TRA UN CARRO FUNEBRE E UN CARRO BESTIAME

tra la cima e il cielo
preferisco il sentiero degli arbusti
e sentirmi un esserino che odia i capricci

tra la cima e il cielo
preferisco il riflesso degli arbusti
dove risuona il luminoso

dove scommettere un ciao sconosciuto
fa riempire i buchi del tempo

-ma non si celebrò nessuna aggiunta piuttosto
un aggrovigliarsi di copertoni e fiati corti
nel modulare le cose incontrollabili

di come ti scrissi della vastità attorno
il remoto rimbomba dentro
e crea legame.

Quest’anno il risveglio era previsto liscio
-la vestizione sacra
e insegnare al piccolo a riciclare la carta.

≈≈≈≈

  • QUELLO CHE ERA E’ DIVENTATO UN CIELO STRANO

Non fidarti- c’è aria di tempesta
e l’estremo che mi stanca se non è straordinario.
(gettai via quel sole bellissimo non mio, di Sara-di un riflesso giallo e fresco
sulle bancarelle di natale quella volta)

di quando ti aggiravi senza scuse
mentre ora pleut doucement sur la ville
e sul vetro opaco-
c’è più calma ad essere soli
con le proprie visioni.

Il bianco fuori ha dei sussulti forti
che avevi tu ieri notte
al nostro dirci addio.

≈≈≈≈

Andrea Labate nato a Sondrio il 12/01/1987. Valtellinese d’origine (Morbegno) ma ormai milanese d’adozione. Dopo l’adolescenza inizio gli studi in Lettere Moderne alla Statale di Milano. Studi che si devono ancora concludere. Lavoro come cameriere in un ristorante e mi mantengo in questo modo. I modelli dai quali inizio a muovere i primi passi sono i poeti della Beat Generation. Ho approfondito anche la cultura underground degli anni ’60 grazie alla conoscenza e all’amicizia di Gianni Milano, poeta e pedagogista che è considerato uno dei più importanti esponenti della controcultura.
Andrea Labate

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