Apolide

puoi salire con me sulla cartina, se vuoi, stare su un piede solo sul mar Caspio;
prendere con due dita il sole e illuminarci ogni piccola gola, sentire come è stretto il cielo
tra parola e parola farci un rifugio di grafite da tirarci l’anima alla storia;
puoi sentire, se vuoi, i lamenti dei campi a lutto le messi che vengono alle mani
i capelli dei figli nel vento quando invochi l’alba ed è un puntare dritto al cuore
la distanza che non ha più distanza tra te che vai e te che resti
come sospeso al desiderio di girare i nomi, abitarti addosso.

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