Aspettando ancora

Signore e signori
un attimo di attenzione,
so che è questo ciò che non
stavate aspettando, ma ci sono
stati dei problemi con ciò che
stavate aspettando e quindi hanno
chiamato me, come sostituto.
Aspettate, non andate via, la poesia
deve continuare, lasciatevi influenzare
dal suo ritmo un po’ particolare
ma non proprio ostico.
Non abbastanza accademico
direte voi, dall’alto dei vostri
Canzonieri, mentre cercate ovunque un
simbolismo francese di un fiore
non benevolo, ma aspettate ancora
un attimo, perché qui il tema viene
sviluppato nel refrain.

Aspettate le chiare acque della bontà
iconoclastica dove mirarVi in riflesso
increspato, al placido allungo dell’onda
dell’ego?
Aspettate un soffio di vento in
un campo a maggese che diffonde nel
petto l’antitesi al vuoto?
Aspettate in nomea l’astratto
estinguersi di calligrafiche
linee d’henné che sbiadiscono
in crepuscoli di autunno e i
comignoli espirano il tempo
che già non è più?
Aspettate bianche ali di lenzuola
nude e sbiadite immagini di sogni
non lavorati?

Ritornando all’inciso bislacco,
cerchiamo di dare un significato
al concetto di ATTESA.
Palmi delle mani avanti in doppia
funzione di difesa/offesa, avambracci
distesi per delimitare la distanza,
busto e spalle in retroguardia
sulla linea del baricentro delle
vostre convinzioni, il viso a
tre quarti col mento inclinato
ad angolo ottuso, il volto aggrinzito
col labbro distorto per sottolineare
che voi:

Aspettate il fragore di istanti
infranti sulle scogliere del tempo
perduto.
Aspettate il ciarlare di sassi
sciacquati e il cicalare al meriggio
nei bianchi ciliegi.
Aspettate il miraggio della piana,
i ricordi all’infanzia adagiati
in trame di lana posati alle vostre
spalle spoglie.
Aspettate le mani, di calli e di ossa
giunte, da ghirlandare in lapislazzuli
e decametri, quando all’uscita dal vespro,
subito vi raggiunge, la sera.

Ma voi che aspettate,
signore e signori in linee
d’ombra di libri mai letti,
come fate a non rendervi conto
che ciò che aspettate si chiama
necrosi?
Per quanta carta avete abusato,
per ogni lettore che avete annoiato,
per ogni qualvolta avete insegnato,
ad imprigionare un fonema dentro una
stazione, come fate a non rendervi conto
che ciò che io aspetto è la vostra
estinzione?

141 views

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

*