Aspettandoti

Dritta al mio davanzale si ostina
una casa che saprei dirti diruta
potessi vederla come oggi si vede
seduta
nell’alopecia del bosco d’ottobre.
E intanto la mano di Sandra
fa spola
il cucchiaio piccolo vuoto
e poi pieno alla piccola bocca
del passero figlio
di una figlia che ancora imboccava
all’inizio d’estate.
Ci vorrebbe,
Vita,
aspettandoti
la forza di scordare l’attesa
e inghiottire
un boccone per tutti
l’immonda bellezza
dei mezzogiorni.

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