Carillon

mi porto alle tue fondamenta, tocco le ossa e le radici entro tacendo nella tua mappa di nei secolari: porta pazienza della mia lunga fila di castelli arrugginiti da piogge e ubbìe, ascolta il camminare scalzo delle bestie quando sogno di averti in respiro e ti catturo come fossi il primo cerchio della notte, la parete girata da toccarci l’esatto … Continue reading

ProtoOmnibus

averci l’abitudine a leggere al buio inghiottiti dai rumori dei bus che scompaiono un attimo prima vederli per aria girare gli angoli di casa, trovarli sotto al tavolo alle sei di mattina attratti dalla luce del fornello, dividere in venti un caffè, poi entrare di nuovo nella pagina insieme, respirando ciascuno dentro il suo cappotto.

Intro

provo ad esistere. ci provo. tocco una pietra: qualcuno mi racconti dove inizia la storia della polvere o quest’erba che cresce attorno alle parole. Vedo gente che lavora sui profili dei timpani romanici (e non ci sono timpani romanici qui intorno o campane e io sento le campane scolpire in un orecchio il giorno e il giorno tutto intiero inghiottito … Continue reading

Recensione ad “Alessia” di Raffaele Piazza* (Giovanni Perri)

Nel dormiveglia passa la vita e stende i suoi colori: si colma in precipizi e plana, evanescenza d’attimi e figure, nel coro di presagi a rincorrersi, soglie nel turbinio d’amore che tutto nomina e concede. Prende contorni netti la figura di amore in Alessia, ragazza danza nel corpo del tempo, in questa misteriosa stanza della mente che il poeta costruisce, … Continue reading

H 23;35

ti confermo l’orario di partenza e il luogo, l’hotel dove pernotteremo e il sogno che faremo il giorno prima agitando le bandierine del cocktails di benvenuto, io e te smarriti nella hall della mente, con i due piccoli tesori in spalla guardando la luna nel lampadario di murano, in realtà inghiottiti, dentro la calda noia del livido viavai dei forestieri … Continue reading

dentro piccoli incendi

aspettare così che tutto si rinnovi, da una piccola ferita escano in fila tutti i segni ch’io teneva in serbo di scolare, goccia a goccia, fino a bagnare i piedi del giorno con parole di oscura lentezza come accoglimento, incanto, gestazione: sentirne le radici donde un vuoto appoggio alla malinconia; e farne attese, ancora, da sentirci la notte annusando. Scuotere … Continue reading

ecloga

sfuma l’inverno: la luce si ravviva, nomina le cose. Non ci spostiamo eppure tutto intorno fluisce di nuove trasparenze il tempo e siamo altro, altro sollievo l’incedere della parola: una mano ci scrive in segreto uno a uno daccapo i tremori di ogni singola corolla e un piano di innate meraviglie sveste l’aria.

e poi coniugazioni, attese, soglie

In questo mi somigli, mi sommergi. Quando hai voce d’acqua e dall’acqua escono figure: allora io ti vedo vetro e voliera e pianto nel seme della luce un gioco e l’allegria ci sposta: tirati nel piccolo orologio a picco, degli occhi: parliamo e galleggiamo come se fosse cinema, disegno d’aria, lucina di poesia. Un polline svola e mi raccorda, abile … Continue reading

Angulus

il tempo favorevole portava buona letteratura ai margini e tutto somigliava ai modi che avevo di tenermi astratto, come per altro suono avvolto da fughe insondabili. I miei bambini di qua di là dentro le lettere un coro di figure millimetriche tutti che applaudono Plauto ed io che sottolineo l’aria e sogno la callida iunctura e il sorriso di Ovidio … Continue reading

Cambio flebo

Dalle mani veniva l’idioma delle tue ferite, dagli occhi lo scavo profondissimo dell’aria e scavavo e mi lasciavo prendere aereo intermittente nei pochi centimetri di lontananza dall’amore alla paura di capirti al volo, ed eravamo assenti in un sol punto cuciti all’origine della parola. Poi un infermiere a caso, da una lontana terra senza nemmeno bussare, senza nemmeno esistere, come … Continue reading

sorrisi

sai, si perde lentamente l’allegria o forse solamente si allontana da una piccola sponda del viso. Io non l’avevo capita quella magia di andarsene scolpiti un po’ alla volta e pure mi piaceva caricare leggerezze di mondi lontani farne piccoli aerei sulla lingua per sentirli passare di stagione in stagione come un albero così preciso in aprile a gemmare. Mi … Continue reading