Agosto

Ho un peso di due chili maldistribuito sotto agli occhi come il grasso sulla mia gamba destra per questo mi piego a est o forse cerco il sole si muore di freddo anche in Agosto. Compenso con una borsa non troppo pesante un po’ di vita sparsa dentro qualche rivista, una sciarpa e due Brooklyn gusto casino.

Le cellule

  Spegni la luce, hai detto e guarda in su fallo un’altra volta, tu preghi. Mi giro e ti rispondo: vorrei che te ne andassi come si cicatrizza un taglio con il siero lento e poi le croste una ad una, via. E dico alle cellule nuove che si organizzino in un altro modo, ché si rimane più sensibili, dopo.

Aria

  Attendo con cura maniacale il momento in cui il tuo riflesso ti farà due domande. Perché ti nutri di vanità, perchè nuoti in superficie. Il cibo migliore si trova giù in fondo al buio e al riparo da me che non ho polmoni grandi che non posso dire respiro e parlare d’aria ma campo di boccate di terza mano.

Cioccolato

  Mio piccolo scuro 
che ne sai 
 dello sciogliersi in una mano
 o di nasconderti in tasca
 per finire il giorno 
 sporcando l’interno. 
Ricorda quando ti tenevo
 mio amore scuro
 aspettando il momento 
dopo la luce dopo ogni cosa 
e tremava il senso che credevo alieno.
 Se ti stringo scompari. 
Se ti allontano
 smetti di esistere.

Centomila

  Centomila passi i miei piccoli piedi segnano il non ritorno. Non voltarti, non voltarti respira l’aria che hai davanti portami un cuscino e il bosco mi sarà lieve le foglie insegnano il pudore agli occhi che ci guardano e quel dito puntato è un’insegna luminosa. La vita è giudizio e la parola (Amore) muore nella miopia della nebbia.