Oracoli

Nessuna entità mi sussurra futuri all’orecchio Non ho premonizioni alcuna preveggenza Misuro il giardino a spanne e ho tanti lacci che non so slegare Però quando mi dico “non ho idea di come andrà a finire” è sempre una bugia

Magari (alla finestra)

Magari è perché non avevi una distesa di papaveri sotto le finestre o perché non c’era un gatto a sporcare la tua casa pulitissima che molto prima del tempo i tuoi organi si sono ammutinati e ti hanno trascinato via a forza dai tuoi pavimenti luccicanti Io mi specchio nell’opaco e ho batuffoli di pelo che a volte mi volano … Continue reading

indizi

Il vecchio sole s’inchina al morto coricato nel posto in prima fila e sposta la sua presa di luce sulla maniglia in ottone che scintilla Degli altri seduti dietro nessuno sa come sarà per lui il viaggio ma potrebbe sembrare in fondo un buon inizio

Pensieri del gatto sul balcone

Canta civetta canta impaurisci gli spiriti impauriscili di inquietudine nera Sbattili nell’angolo Nell’angolo a tremare Dammi il tuo verso migliore che del buio porta la selva La selva animale da calpestare in fasci di suono E allargare al presagio le braccia Al presagio che non sei tu a portare

Solo per me

Tutto intorno ditate di sanguigna azzurri che imbrunivano e in luce anticipi di lune Una corona che sfiniva di bellezza Nessun obiettivo poteva fissare per raccontarlo Ho abbassato la mano e alzato gli occhi liberandoli

Qualunque lui

Quando lo sogno non è lui non è sua la perfezione degli equilibri non è suo nemmeno quello sguardo di intenzioni precise è la parte di me incosciente che mi compiace infilata nell’immagine della sua carne per il piacere per l’attrazione e aprendo gli occhi provo a trattenere nel tempo di un buon respiro la bellezza dell’impossibile

ventiduedodiciquindici

Qui nella notte lunga neppure un fremito di ghiaccio né una luna algida a dire che oltre la porta degli dei troveremo le ginocchia di un inverno a dondolarci fuori dalle braccia tiepide dalle mani nascoste nella nebbia di questo autunno che strozza [al vento diaccio di tramontana il forno profuma mentre accarezzi melanconie alla finestra e ogni stanza, ogni … Continue reading

Alla vecchia fabbrica

Era un cuore dipinto sui muri scalcinati di abbandono Un cuore bianco latte e appese colate di vernice Nel centro segmenti di due lettere in rosso irriconoscibili come quando tutto è davvero perduto Un cuore ancora bianco forte di lutto sul grigiastro di quello che è stato Che saremo noi

Le notti dei morti

Le notti che i morti ricadono addosso schiacciano un fianco l’altro e la fronte Non basta nessuna mano a proteggere a spingere al sonno Quando i morti grandinano il rumore tiene svegli ti arruolano fantasma tra cucina e soggiorno ti accendono una sigaretta agitano il gatto Poi ti versano acqua e valeriana accarezzandoti i capelli per ammansire la pena Ma … Continue reading

Poi

Non dimenticare il vino in fondo alla lista Quando il resto è già stretto sulla tavola il vino spara il tappo e dentro i calici una ridda di intenzioni amalgama i sapori i sorsi decisi scaldano la scossa di terra comandata dall’alto il suono primordiale che tintinna senza più sapere in che posto è iniziata la leggenda che portiamo sul … Continue reading

A questa età

È cambiato tutto a cominciare dagli specchi Quello di casa è guasto e quello fuori non riflette più Bisogna stringersi in piccoli cerchi per riconoscersi continuando a raccontare le cose com’erano quando ancora funzionavano Qualcuno scavalca il perimetro poi comincia a camminare in avanti Solo in avanti Fino a perdersi Forse meglio di tutto è stare sulla circonferenza: imparare nuove … Continue reading

È l’ottobre

È l’ottobre che invecchia Quello che paga i peccati in rughe ma nasconde il declino nelle maniche Quello che accende fuochi e bruciacchia castagne a fiamma viva che fa impazzire i cani col profumo di oro nero lo affetta sottile e ti guarda goderne È l’ottobre dei colori furenti del rincontrarsi al fresco che chiude nelle stanze e che spartisce … Continue reading

Non ancora

Nessuna scoperta -ancora per rimediare Sembra che l’uomo continui a dover morire Tutto il tempo che da piccola contavo per l’invenzione certa ha ceduto il convincimento immortale Mi guarda dal tappeto rassegnato (sono andati quasi tutti) e non servirà puntare i piedi quando noi (respira ogni aria che puoi) Respira

Non c’ero

Occorre un cero poi un velo e un rosario nero tra le dita per compiangersi di tutto fino in fondo Ma la secchia mai si svuota per intero un lutto salpa e un altro arriva in porto Tanto vale sciogliere il voto al mistero a testa nuda scuotere la schiena e abbandonando il chiarore triste uscire forte senza essere viste

Si impara

Qui dalla battigia si impara a curare col bisso Ad agguantare il rimedio nella stessa onda di pietre che spacca gli stinchi Tessendo i fili dal guscio Fasciando il sangue nell’oro Issando le bende al primo grecale