Aspettandoti

Dritta al mio davanzale si ostina una casa che saprei dirti diruta potessi vederla come oggi si vede seduta nell’alopecia del bosco d’ottobre. E intanto la mano di Sandra fa spola il cucchiaio piccolo vuoto e poi pieno alla piccola bocca del passero figlio di una figlia che ancora imboccava all’inizio d’estate. Ci vorrebbe, Vita, aspettandoti la forza di scordare … Continue reading

Sei Afrodite

Sei Afrodite che le aurore coniugali si provano a sbiadire e invece dura nelle gambe, nella schiena, nell’odore (quello più di tutto) buono delle tue acque di dea e del tuo fieno. So bene che Aurea, Callipigia sono ormai nomi di molte; mammellute che pullulano con la loro dotazione d’anagrafe e boccucce neanche fossero frecce queste con cui Eros può … Continue reading

NON RESTERÀ DI ME

Non resterà di me alcuna traccia in me. Sarò la comparsa effimera dello sconosciuto, il clandestino del mio nome, l’abitante del sosia che in vece mia si deteriora. Un impostore proseguirà la biografia: il guscio occuperà del trilobite morto e non saprà dir nulla di questa foresta di stoviglie mattutine del brick del latte proveniente dai migliori allevamenti, dell’ordalia che … Continue reading

Pericolo

Eccoti la mia confessione: da tempo mi tormenta il rimpianto del pericolo. Di ritrovarmi pietra fissando gli occhi del sapere, di attendere dietro la barricata col cuore alle tempie l’arrivo delle idee straniere di sentirne attraverso la terra il galoppo, di vederle irrompere nelle strade ordinate mettendo tutto a ferro e fuoco e difendere ogni certezza e vincere o perderla … Continue reading

Inizio

Di nuovo ho traversato un inizio e l’uscio mi ha dato alla luce nelle strade adorne d’Aprile. Solo gli inizi ho nel ricordo. Quando tutto era primordio e mi cresceva un grido di bestia quasi, di smania e piantavo col tallone un albero al passo o sprofondavo la bocca le guance nel rivo delle tue gambe nuove. Solo gli inizi … Continue reading

LITIGIO

Sei allato all’uomo che mai avrei voluto in sorte di diventarti accanto. Allato come una evenienza impensabile vestita dell’apparenza d’altre, non tu. E amore risuona amore tremendo tra la mia gamba seduta e la tua gamba; contumace, ma che a nominarlo appare e non sa darsi pace di non ornarci il fiato.

Nel pomeriggio le tende gonfie

Diventerai depresso come chi si ferma troppo spesso a contemplare le parole abbandonate. Dici e mi dai il sorriso. Nel pomeriggio le tende gonfie sospinte nella stanza, la prua diritta verso la tavola imbandita. Io le parole le ritorno fino a che non sono lisce come i ciottoli di spiaggia (il libeccio invece lo scirocco raggrinzano i ciottoli di carne) … Continue reading

EPIDEMIE

La Spagnola ha fatto cento milioni di morti vorrei impressionarti con questa enormità il riff di Keith Richards tiene sospesa l’armonica che miagola tra i nostri capelli serali e il soffitto e tu te ne stai con le gambe di lato. Mangerei le tue gambe l’accenno di scriminatura tra la tibia e il polpaccio e i piccoli piedi posati che … Continue reading

Cicuta: la poesia anfotera di Enzo Lomanno

Nell’Inno Omerico a Ermes si narra che il dio appena nato esca dalla grotta dove è stato partorito dalla madre Maya e si imbatta in una tartaruga. Spinto da quella crudeltà immotivata che spesso muove i giochi dei bimbi, il dio infante uccide l’animale, ne svuota il guscio, vi pratica dei fori, vi tende delle corde e con questo macabro … Continue reading

SALA PARTO 2:04

A voi statuine convenute a questa mangiatoia reclinabile seguendo la coda scialitica della cometa, alle mani timorose con cui reggete il Bambino che ha varcato questa vulva spalancata dimentica, insanguinata a voi si ricordi ogni giorno questo giuramento (perché è un giuramento, questo, la gioia stupefatta, quasi sguaiata che ora vi trasfigura, un giuramento). Siate consci d’avere smesso di essere … Continue reading

Stare dentro l’involucro

Stare dentro l’involucro di frantumi presi in prestito dal guano dall’acqua delle gronde e proclamarsi io io e poi ridare tutto all’impasto che ci si plasmi altro un sasso, un’ala di storno, un frutto aspro. Stare dentro l’involucro di molecole prese in prestito dal sale, dal lievito del pane e credere che sarà il nostro al ruotare del caleidoscopio il … Continue reading

Dimentico, che io sia dimentico.

Risento mia madre evocare piccole cose della mia infanzia nel pomeriggio malfermo sulle gambe chiare, una formica che spiega quanto sia nero il nero alle formiche distratte. Sulla groppa del davanzale un altro ottobre mi imbianca. Qualcuno guarda mio figlio ogni tanto che mi rasenta la gamba, la guancia all’anca come un pollone al castagno, mio figlio di cui nulla … Continue reading