8 AGOSTO 1957

Ricordi l’albero dove seduti abbiamo tolto la terra da una radice? C’era una foglia secca sotto le tue scarpe nuove, l’ho vista perche arrossivo ai tuoi sguardi: un rumore sordo distoglieva la sensazione di essere albero e non sapevo nemmeno che potessi avere un cuore che battesse così forte. Che n’era stato di tutto il resto? L’avessi chiesto a quella … Continue reading

DOMENICA

Le onde chiare schivano il tempo e si acquietano sui piedi: sono umili e pensare che non si stancano da secoli. Con la spuma bianca sciacquano i bambini che dimenticati tra i riposi, ridono. Poi la sera si nascondono, e davanti allo specchio del cielo si riconoscono tra le nuvole.

RADICI

Le case sono sempre le stesse. È cambiata la distanza che le divide, e lo spazio dentro: piene di cose sono belle, come argilla già si vedono le crepe. Tante persone dentro ad una casa, raccontavano i vecchi eppure ora vedo tante case con una persona sola. Le piccole strade sono rimaste ancora di sassi, che si perdono tra le … Continue reading

PATIBOLI

La strada è vuota, e gli archi proteggono un silenzio disimparato da tempo. La verità è che il frastuono è un selvaggio tentativo  di nascondere le pene del giorno, così i guardiani restano fermi. Come le grida dei martiri, le piazze sono spettacolo di anime in pena in cerca di una redenzione solo ricordata: lì dove c’era il patibolo ora … Continue reading

FREDDO

Soffia sotto l’uscio, cosa? Fantasmi o i venti del nord non importa, di certo là fuori può aspettare. Soffia e sfrega le mani mentre il cane piscia, e il caldo buca la neve: e cerca di tornare sui propri passi per non rovinare il tappeto bianco. E infine la strada, dove la barba s’adagia sul marciapiede; non v’è qualcuno che … Continue reading

STANZE

Le stanze sono divise, abitate da chi le accende. L’andatura precede gli avvenimenti -la vita, di quelle mura come un singhiozzo di lacrima. Nella camera c’è una luce sospesa, soffusa dai pensieri di chi non dorme, vive: è talmente estesa la notte che quasi la morte non fa spavento. Anche il respiro, quasi impercettibile di giorno la notte pervade gli … Continue reading

SPECCHI

Sulla strada di ritorno, una voce ha planato sulle verità altrui: tutti sono sicuri ed urlano. Il suono fa eco e l’immagine è purpurea, nubi chiudono spiragli di lucentezza, come premonizione: il mondo ha limiti fatti di specchi e la morte ha le mani sporche del tuo sangue. Se guardi lontano, scorgerai desolazioni che hanno il tuo volto senza memoria … Continue reading

Nota di Ivano Ferrari su “Le prime volte non c’era stanchezza” di Luigi Finucci

Dove il bambino ricorda il suo gioco: la rimembranza secondo Finucci “Il ricordo è poesia, e la poesia non è se non ricordo.” (Giovanni Pascoli, prefazione dei ‘Primi Poemetti’, 1897-1904) Nello “Zibaldone di pensieri” Giacomo Leopardi torna più volte sul tema del ricordo e della materia di cui è composto, che pare la medesima con cui è tessuta la trama … Continue reading

PIOGGIA

Il tempo scivola tra i rumori come servo degli oneri per rimpiangere gli intervalli, quasi in silenzio per dimostrare un sentiero sbagliato. Ogni sera c’è una punizione tra le credenziali sconfitte come a dire – domani ci sarà pioggia – così svaniranno le cose sbagliate ma cosa potrebbe cambiare se non l’illusione di poter decidere la propria fine.

VERTIGINI

C’è una pellicola tra te e il solo languire che scivola sulle sponde vertigini di chiare eclissi e se potessi saper aspettare rimarrei sulla soglia ad interpretare i contorni dei seni, il collo così lungo da sentire freddo, un’immobile sensazione di stasi, una vergogna nel crederti così vicina.

DISTACCO

La montagna attende da un secolo l’inverno, e non è mai abbastanza la cura con cui tutto è al suo posto. Il sentiero è ripido e non ci sono alberi, così i tuoi sette anni diventano lealtà e freddura. Il cambiamento porta scissione scelta e lontananza, conduce l’animo nella foresta: la strada di ritorno si trasforma insieme all’andatura.

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Mi sarebbe piaciuto essere un poeta, vero intendo quelli che si ritrovano nei bar a cercare una parola a cancellare tante volte e riscrivere, non essere mai soddisfatti; senza mai raggiungere pienamente l’essenza – che poi cosa sarà. Mi sarebbe piaciuto essere un poeta, uno dei primi quando anche il re lo ascoltava, anche il re mica come oggi che … Continue reading

GENESI

12.000 a.C. La terra, questa strana solida sotto il mio vagare sembra fatta per migrare. Solo cammino per fame, forse ci guadagna il mio petto che batte e batte di mattina presto e di sera, quando sembra stancare corpo, solo occhi sono solo perché non c’è spazio più grande che il mio animo seduto, affrancato e mandrie e voli e … Continue reading