RADICI

Le case sono sempre le stesse. È cambiata la distanza che le divide, e lo spazio dentro: piene di cose sono belle, come argilla già si vedono le crepe. Tante persone dentro ad una casa, raccontavano i vecchi eppure ora vedo tante case con una persona sola. Le piccole strade sono rimaste ancora di sassi, che si perdono tra le … Continue reading

PATIBOLI

La strada è vuota, e gli archi proteggono un silenzio disimparato da tempo. La verità è che il frastuono è un selvaggio tentativo  di nascondere le pene del giorno, così i guardiani restano fermi. Come le grida dei martiri, le piazze sono spettacolo di anime in pena in cerca di una redenzione solo ricordata: lì dove c’era il patibolo ora … Continue reading

FREDDO

Soffia sotto l’uscio, cosa? Fantasmi o i venti del nord non importa, di certo là fuori può aspettare. Soffia e sfrega le mani mentre il cane piscia, e il caldo buca la neve: e cerca di tornare sui propri passi per non rovinare il tappeto bianco. E infine la strada, dove la barba s’adagia sul marciapiede; non v’è qualcuno che … Continue reading

STANZE

Le stanze sono divise, abitate da chi le accende. L’andatura precede gli avvenimenti -la vita, di quelle mura come un singhiozzo di lacrima. Nella camera c’è una luce sospesa, soffusa dai pensieri di chi non dorme, vive: è talmente estesa la notte che quasi la morte non fa spavento. Anche il respiro, quasi impercettibile di giorno la notte pervade gli … Continue reading

SPECCHI

Sulla strada di ritorno, una voce ha planato sulle verità altrui: tutti sono sicuri ed urlano. Il suono fa eco e l’immagine è purpurea, nubi chiudono spiragli di lucentezza, come premonizione: il mondo ha limiti fatti di specchi e la morte ha le mani sporche del tuo sangue. Se guardi lontano, scorgerai desolazioni che hanno il tuo volto senza memoria … Continue reading

Nota di Ivano Ferrari su “Le prime volte non c’era stanchezza” di Luigi Finucci

Dove il bambino ricorda il suo gioco: la rimembranza secondo Finucci “Il ricordo è poesia, e la poesia non è se non ricordo.” (Giovanni Pascoli, prefazione dei ‘Primi Poemetti’, 1897-1904) Nello “Zibaldone di pensieri” Giacomo Leopardi torna più volte sul tema del ricordo e della materia di cui è composto, che pare la medesima con cui è tessuta la trama … Continue reading

PIOGGIA

Il tempo scivola tra i rumori come servo degli oneri per rimpiangere gli intervalli, quasi in silenzio per dimostrare un sentiero sbagliato. Ogni sera c’è una punizione tra le credenziali sconfitte come a dire – domani ci sarà pioggia – così svaniranno le cose sbagliate ma cosa potrebbe cambiare se non l’illusione di poter decidere la propria fine.

VERTIGINI

C’è una pellicola tra te e il solo languire che scivola sulle sponde vertigini di chiare eclissi e se potessi saper aspettare rimarrei sulla soglia ad interpretare i contorni dei seni, il collo così lungo da sentire freddo, un’immobile sensazione di stasi, una vergogna nel crederti così vicina.

DISTACCO

La montagna attende da un secolo l’inverno, e non è mai abbastanza la cura con cui tutto è al suo posto. Il sentiero è ripido e non ci sono alberi, così i tuoi sette anni diventano lealtà e freddura. Il cambiamento porta scissione scelta e lontananza, conduce l’animo nella foresta: la strada di ritorno si trasforma insieme all’andatura.

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Mi sarebbe piaciuto essere un poeta, vero intendo quelli che si ritrovano nei bar a cercare una parola a cancellare tante volte e riscrivere, non essere mai soddisfatti; senza mai raggiungere pienamente l’essenza – che poi cosa sarà. Mi sarebbe piaciuto essere un poeta, uno dei primi quando anche il re lo ascoltava, anche il re mica come oggi che … Continue reading

GENESI

12.000 a.C. La terra, questa strana solida sotto il mio vagare sembra fatta per migrare. Solo cammino per fame, forse ci guadagna il mio petto che batte e batte di mattina presto e di sera, quando sembra stancare corpo, solo occhi sono solo perché non c’è spazio più grande che il mio animo seduto, affrancato e mandrie e voli e … Continue reading

ECO

Al mio fianco è nato un albero vermiglio e la corteccia delinea insenature fantasma – trasparenze. Il grido non ascoltato riecheggia nel petto  e inghiotto sangue: dunque non ricordo l’infanzia a cui fino a ieri la memoria era appesa sul davanzale. Ora, aspetto qualcuno che desto legga la frequenza del battito qualcuno che raccolga la foglia caduta.

DISTESA

C’era una bambina tra le carovane, rivolta verso il cielo non sapeva che odore avesse una casa. Era il principio di un esodo, di un luogo. Tutti sono andati oltre la collina, hanno creduto di trovare una terra. La bambina è inciampata perdendo il sentiero: l’erba aveva l’odore di una casa.

*

Se solo il vento carezza il dorso delle voci, appoggia la mano sulla terra: il sudore scende figlio del cammino di anni addietro. Il pomeriggio scorre fra tante risa, i fumi popolano la piazza, incontro adagiato sulle sere di un luogo che non ricordo ma dove, seduto ti ho incontrata.