Fritz Leiber (di Eugen Galasso)

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Fritz Leiber(1910-1992), senz’altro uno degli scrittori più significativi del”fantastico”(sempre che vogliamo accettare tale definizione di genere, peraltro utile solo tassonomicamente), sempre che si accettino le sottodefinizioni di”SF”(fantascienza), horror fantastico, fantasy e thriller fantastico,  ha espresso nei suoi romanzi e racconti(e non stiamo a romperci il capo chiedendo se fossero superiori i romanzi o i racconti, appunto!), sia l’inquietudine del “tempo che cambia”(del nuovo millennio, ancora un po’lontano, anche negli ultimi anni di vita del grande autore statunitense), con l’incertezza sulla natura di questo”nuovo tempo”(migliore, peggiore, quasi uguale?), sia quella relativa a ciò che in seguito avremmo chiamato”globalizzazione”(mondializzazione, se vogliamo), al dominio delle macchine e a tutto ciò che è automatico(ma sembra che in Cina, formalmente ancora”Repubblica popolare cinese”stia sopraggiungendo in pochissimo tempo la prima fabbrica con soli robot, quali dirigenti managers, tecnici, operai, i.e.senza una sola persona), ma anche la”follia”e tale definizione discriminante gioca un ruolo fondamentale nella sua opera. Il non conosciuto sarà terribile o invece un”Green millenium”(Millennio verde, 1953, uno dei suoi romanzi cruciali)?Anche nel romanzo dal citato titolo emblematico, l’enigma(che in letteratura esiste, contro le certezze di scienziati e pensatori come Wittgenstein)rimane. Ancora nello stesso romanzo troviamo un altro aspetto caratteristico della scrittura di Leiber, ossia il rifarsi a miti antichissimi, nella convinzione che, nella letteratura meno che altrove(meno che in natura, per ex.)nulla nasca”ex nihilo”…

Qui, nel romanzo citato, il tema dello”zoomorfismo”delle(a)divinità, con il “gatto verde”(il”gatto”è divinità incontrastata nell’Antico Egitto)come protagonista, dove si noti l’ambito semantico del colore verde(millennio verde-gatto verde), con anticipazioni insperate e insperabili rispetto alla pet-therapy, che fa i suoi primi passi appena nel 1960 con lo psichiatra infantile Boris Levinson, mentre i testi di Leiber sono degli anni Cinquanta del 1900. Il”verde”, poi, è colore ricorrente in Leiber, come dimostra il bel racconto”The Moon is green”(“La luna è verde”, 1952). In genere, anche raccontando il viaggio nel Sé più disperato e disperante, Leiber, che fa riferimento alle terribili  terapie psichiatriche allora in voga, come lobotomia ed elettroshock, racconta un’umanità in profonda crisi di riferimenti ideali come anche alla ricerca di una linea di fuga difficile da trovare, in una continua, feconda ri-elaborazione di un lutto ormai arci-consumato ma ancora profondamente presente e aggettante. Altri interpreti e studiosi di Leiber, come Giuseppe Lippi e Vittorio Curtoni fanno  giustamente rilevare come  lo scrittore, figlio di due attori shakespeariani(come nel caso di Edgar A.Poe, peraltro)recepisca in chiave particolare l’esperienza teatrale e segnatamente shakespeariana in particolare(ma non solo)in testi come”Non Great Magic”(“Non è grande magia”, 1963)e”Four Ghosts in Hamlet”(“QUattro fantasmi in Amleto”, 1964). Ciò non toglie che Leiber(come Poe, peraltro)non abbia mai scritto veri testi teatrali…

 

di Eugen Galasso

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