GENESI

12.000 a.C.

La terra, questa strana
solida
sotto il mio vagare
sembra fatta per migrare.

Solo
cammino per fame, forse
ci guadagna il mio petto
che batte e batte
di mattina presto e di sera, quando
sembra stancare corpo, solo occhi sono
solo
perché non c’è spazio più grande
che il mio animo seduto, affrancato
e mandrie e voli e neve
con la quiete imperitura.

Cammino, il solo fare
che mi tiene in vita, perché
il ghiaccio si scioglie e si fa
sentiero acqua e soglia
di specchi che mostrano
il mio tempo, che poi
dissangua nei fiumi.

Sono solo, l’ho letto
sui verdi pascoli
che incontro di giorno
e che la notte sono cuscini
carezzevoli, pleniluni struggenti
che piango, di cosa?
Non so spiegare il frastuono,
con chi se non con il mio animo?

Così cammino, la prima cosa
la ricordano le selve che scorrono,
alberi sempre più scuri e forti,
che il freddo ha plasmato ed io
provo a valicare oltre la loro forza
forse sono pazzo, forse sono solo.

Cascate e alte rocce, chi sono io
dinanzi a ciò e devo forse inginocchiarmi?
Nessuno mi ha fatto padrone,
sono un passaggio o un pertugio
un tuono che disturba il silenzio
da tutto quello che è, sono un fastidio
per questa terra, sono un distruttore
di un tempo che verrà!

Sono il dio di me stesso, non di certo
di ciò che mi circonda, e nei sogni
ho avuto visioni terribili
di qualcuno che somigliava al mio camminare
e di questo passo mi vergogno,
ho scoperto che il tormento
è figlio della mia razza, sono una bestia
e un cacciatore,
ho paura per gli altri, perché un giorno
io mi fermerò e costruirò una casa, sicurezza
da chi per prima mi ha ospitato.

Cammino e solo il mare ascolta
ferma il sentiero,
sono un folle e non ho scelta
sono primo e ultimo, finirà
ne sono certo, in solitudine
come adesso,
solo.

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