Il capitano

La carta, ti dico, la carta è ricordo
che si fa barca
come lei viaggia
con l’albero spoglio
gli spigoli del futuro
che vedi
proprio dietro alla colonna di siepi
e più giù, invece, le camicie
stese a raccogliere il vento.

Ascolta, proprio lì,
nell’imbarco del mattino
appena salpato dal sole
proprio lì vedi una piccola casa:
un tetto, una criniera di fumo,
le tegole come un manto di bestia mansueta
in basso invece
una piccola porta bianca
le imposte: due denti da cavallo
da dove esce un uomo
che ho chiamato Il capitano.

Il capitano
Ha due occhi da bambina
una fascia da pirata
e una faccia dura da conquista.
Tutto a un tratto fa un gesto sconcertante:
arresta le vele
ammaina barriere
con l’arte di disattivare
ogni catarsi esteriore.

Nel vento non cerca le distanze
anche perché
il suolo è liquido
e infiamma a sommi capi
ogni nuvola nel vuoto
cielo.

Lui crede sia bello
soffermarsi nel bacio del sole
appena si sveste della notte.
E fa lunghi viaggi con la mano
tanto da disegnare
una donna raccolta nelle seta
come un piccolo risveglio nelle braccia.

Lui disse una volta
che una matita
[quella sua matita che ha sempre tra le dita]
fa parlare le chimere
è così che il problema che evidenzia
non sembra essere più l’amore
ma le cinture che abbandona nel cuore.

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Massimiliano Moresco

Ho iniziato a scrivere poesie nel 2012. Prima non avrei sognato mai di dedicarmi a questa forma di espressione, in quanto preferivo altre forme di comunicazione. Tuttavia, come una specie di folgorazione, dopo aver riletto lo Zarathustra di Nietzsche e il libro Rosso di Jung, ho sentito l'esigenza, direi quasi maieutica, di tirare fuori il mondo sottostante alla coscienza. Quel famoso mondo inconscio, irrazionale, magmatico, il quale se non collocato sotto la luce del sole razionale, rischia di possederti.

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Autore Massimiliano Moresco

Informazioni su Massimiliano Moresco

Ho iniziato a scrivere poesie nel 2012. Prima non avrei sognato mai di dedicarmi a questa forma di espressione, in quanto preferivo altre forme di comunicazione. Tuttavia, come una specie di folgorazione, dopo aver riletto lo Zarathustra di Nietzsche e il libro Rosso di Jung, ho sentito l'esigenza, direi quasi maieutica, di tirare fuori il mondo sottostante alla coscienza. Quel famoso mondo inconscio, irrazionale, magmatico, il quale se non collocato sotto la luce del sole razionale, rischia di possederti.

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