Jonathan Varani

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Ha senso incasellare uno stile poetico?

È possibile, nel 2015, definire romantica, decadente, la poetica di un autore?

La prima risposta è sì, se non si tratta di mera interpretazione critica personale ma di una chiara scelta dell’autore che si manifesta in caratteri tipici e salienti di uno stile preciso.

La seconda è ancora sì, se giudichiamo il testo alla luce dei contenuti, escludendolo dal periodo storico. E sì, di nuovo, se crediamo nel fil rouge della contemporaneità della poesia, che viaggia attraverso il tempo e resta viva.

Premessa lunga ma necessaria per presentare Jonathan Varani e la sua poetica, romantica e decadente.

“Dell’amore/che ci fa fare scorte di stelle/e della sua morte/che sudata e calda ne beve i misteri/svelandoci il dolore/aprendoci le costole.”

L’ intertestualità citata in precedenza non potrebbe essere più chiara, alla lettura di questi versi.

Più nel dettaglio: il nostro autore adotta il verso libero, che arricchisce con accostamenti lessicali arditi e molto ben riusciti, con notevoli figure retoriche: “L’ora sorda”[…], incipit della prima poesia che si incontrerà, ne è un esempio: un’assonanza in una paranomasia  direi che sono un’ottima ouverture. Ma si troveranno, qua e là, ossimori, allitterazioni, sinestesie, metafore dense di fantasia. Jonathan si dimostra molto padrone dell’interdipendenza tra significante e significato e, attraverso il “modo” prima descritto, dimostra anche di saper utilizzare il codice linguistico con grande creatività, regalandoci testi molto stimolanti, anche a livello connotativo.

Perché le poesie di Jonathan sono fatte di carne e di ossa, non soltanto perché il corpo ha una presenza cospicua nel testo, ma perché, leggendole, la vibrazione di ritorno è concreta, fisica.

Cosa ci restituisce la sua poesia?

Anzitutto l’amore, fatto, mangiato, sputato; la fame del corpo che deve essere saziato fino all’ultimo boccone del corpo desiderato, fino a farsi male, fino a dolerne. L’amore come vittima e come carnefice (si può, quindi, trovare un certo decadentismo, una Jeanne Duval che ama e uccide);  una soffusa aurea di mistero, detto (“che sudata e calda ne beve i misteri”) o implicito (“Le mie notti sono carte scure”). E poi il corpo, dicevo, nelle sue varie parti: il cuore, prevalente, motore di amore e dolore, la pelle candida o livida, le mani, viste come organi di sesso, anche; tutto ciò che è costituito da carne e ossa risiede nei testi.

Ma si tratta di invenzione o di realtà vissuta (come e da poeta) sulla propria pelle? Irrisolto e pare irrisolvibile dilemma dei nostri tempi, universalità e autobiografia. L’uomo (in questo caso) e il poeta sono il medesimo essere. Parliamo di poesia non di narrativa, dove tutto può essere inventato. Credo che togliere alla poesia la sua componente extratestuale (la vita, le esperienze, dell’uomo/poeta) sia una grave mancanza, un errore mortale. È chiaro che tutto è filtrato dalla creatività del linguaggio poetico e qui, Jonathan Varani, ci dona il suo grande esempio.

Antonella Lucchini

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– Ossario

L’ora sorda
col suo archetto teso
e lo scorrere sotto il sole
brucia,
di origami fatti a mente e
stordisce
sulla carne che precipita.
Si mostra nel livido dell’attesa
stringendoci sui polsi il letto
senza volto
il pasto senza casa
e quella dannata fame
che ci chiama e ci tormenta
bramandoci vivi
persino
nelle vene rotte .

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– Ode al mio carnefice

Dell’amore
che ci fa fare scorte di stelle
e della sua morte
che sudata e calda ne beve i misteri
svelandoci il dolore,
aprendoci le costole.
Di me, che ti ho scelta
come mio carnefice
a slabbrarmi la memoria
sfamandomi di cuore
addolcendomi coi lividi e
ingoiandone il candore
come un sole torturato
che al tramonto stenta a morire.
Come le mie mani
che in punta di dita ti dilatano
uccidendosi d’amore.

≈≈≈≈≈≈

– Fioriture Private

Imbandito il corpo
come cibo divino
alla mensa del digiuno,
ancora folle ed infatuato
dalla fioritura
dall’odore biancastro
del germoglio carnoso,
tramuto le potature
in canti appuntiti per la morte
incessante del disamore.

Il tuo potere, è il mio pasto repentino.
Le mie ali d’inferno, il sapore dei tuoi mali.

Più nuda di una verità
più calda della pelle arresa
mi consumi lentamente
ed io mi sporgo categorico
a sbocciarti addosso
tutto l’incarnato della mia lussuria.

≈≈≈≈≈≈

– Amore Carnivoro

Le mie notti sono carte scure
senza ombra del destino,
sono angeli macellati
dai peccati commessi.

C’è una partita buia
che gioca con le mie ossa
tra i violenti orgasmi
e le sbornie di lacrime.

Le mie notti
sono bestie affamate
senza alcun sonno
Mi guardano dritto al cuore
cavandolo senza grazia,
succhiandone il dormiveglia,
i sogni.
Masticano i miei sguardi
ingoiandone i pensieri.

Poi s’accucciano
satolle e innamorate
sulle mie ossa spoglie
aspettandomi sveglie
ai piedi del giorno.

Sono io,
il mio Amore Carnivoro.

≈≈≈≈≈≈

– Ti cerco, Tu trovami 

Se mi apri di cuore
mi trovi
nei pallidi inverni
a far la conta dei passi
attecchiti
nelle mattine di sole nero
quando la mia bocca
t’attende e s’infiamma.
Se mi apro di cuore
diluvia l’uomo che sono
e che t’adorna
a regina maestosa
mentre sbocci aggrappata
nelle vene
per fiorirmi sulla pelle
come una lussuria
che il mio gelo non teme

≈≈≈≈≈≈

– Nudi dentro

Portare a spasso la malinconia
come scudo fiorito dai
soffi duri.
Portare a spasso
la tristezza densa e scura
sotto gli occhi insonni.
Portarsi a spasso,
senza l’ombra di un perdono
con l’anima a puttane
e la carne sui marciapiedi.

≈≈≈≈≈≈

 

– Il Maestro di Jonathan
Insegnami ad esser piuma
quando il buio cade in un battito di ciglia
e le forze si disperdono -orfane
nella casa dei dolori.
Insegnami le virate delle cadute
ancor prima dell’abbandono
e di come si diventa lacrima
dinanzi al funerale della carne
ancora calda.
Insegnami questo pasto delle notti corvine
quando si è invitati senza tregua
alla mensa dei propri tremori.

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– Notturno

Ho scovato le ripide fratture
delle cadute
al sorgere del buio
quando tutto è ancora
da ascoltare.
Ho sentito la fioritura macabra
e spettacolare
delle albe
che si sono spente
lungo il tremito delle tue cosce.

Ho trovato così
le stagioni che nascondi
nel costato dei tuoi giorni.

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Jonathan Varani nasce ad Ancona nel 1981 e vive attualmente a Perugia. Ha intrapreso studi di Psicologia portando avanti così la sua passione per il mondo sommerso dell’anima umana, collaborando presso lo studio di un suo collega, per finire poi a seguire l’azienda di famiglia. Scrive da quando ha memoria di sé; introspettivo e portato a tramutare in parole tutto quello che il suo animo attraversa, fa della scrittura la sua “lapide emotiva”.