Juan Arabia – Traduzioni di Antonio Nazzaro.

Juan Arabia (nato il 18 giugno del 1983 a Buenos Aires, Argentina), poeta, traduttore e critico letterario, laureatosi presso l’Università  di Scienze Sociali dell’Università di Buenos Aires, e attuale direttore della casa editrice e rivista: Buenos Aires Poetry. Si è laureato con una tesi su John Fante e la cultura operaia italoamericana, è il direttore della rivista Buenos Aires poetrey dove scrivono scrittori come John Ashbery, Dan Fante, Robert Darnton, Mark Ford, e altri. Collabora anche a diverse riviste tra cui spiccano quella dell’Università de La Rioja, Dipartimento di Filologia Moderna(Spagna), la rivista di Studi Culturali La Torre del Virrey (Università Internazionale Menéndez Pelayo di Valencia),il supplemento Culturale del quotidiano argentino Perfil e la rivista El Malpensante (Colombia). Libros Publicati:  John Fante. Entre la niebla y el polvo (2011); PosData a la Generación Beat (2014); El Enemigo de los Thirties (2015); John Fante: Camino de los sueños diurnos (2016). Libri tradotti: Nuevos Versos y Canciones – Arthur Rimbaud (2014), Un-gin-meando… – Dan Fante (2015), Lustra – Ezra Pound (2016).

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Poesie tratte dal libro: Il nemico dei Thirties
Traduzione di Antonio Nazzaro

 

L’UOMO DALLE SUOLE DI VENTO

«If we are absolutely modern—and we are—
it’s because Rimbaud commanded us to be».

—No, é una bugia.
Rimbe mai disse che potevi parlare per lui
Dal tuo Hotel Lautréamont 5 stelle,
Dall’autocompiacimento dell’Università
E gli hamburger dello Utah.
—No, No…Signori!
Per prima cosa:

Sognerò questa notte che
I tuoi occhi sono quelli di Rimbe
Come la bontà di una donna che mente
E cui chiedo solo una bugia.

I.

Va be’, scarichiamo la macchina:
Solo delle bottiglie di vino e i papaveri di Rimbaud.
Siamo cresciuti senz’accorgercene, e adesso aspettiamo sulla strada.
Almeno siamo vicino alla gente e della sua terra,
Anche se tutte le nostre abitudini sono state corrotte.

Al principio il paese era celeste,
il sole ci svegliava e ci lasciava instupiditi dopo mezzogiorno.
Eravamo le uve lucenti dell’estate,
Con la nostra buccia spogliavamo il vento.

II.

Non è difficile da capire
Che l’eterno ha bisogno di versare sangue.
Loro si sorprendono solo di quello di cui non hanno il coraggio:
E trovo il mare, vedo la mia faccia
Nella lucertola specchio…
E anche se la notte è fredda
Non morirò per stare qui.
Anche pospongano la comunione
Posso uccidere Dio scrivendo «è morto»
Su una sedia.

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Per il nord di Parigi
Per il nord di Parigi avanzano i negri.
Hanno la loro luna, le loro capre, le loro pietre.
E nonostante siano lontani dai trampolini
di seta delle parigine dalle gambe lunghe…
Circondano la Senna dall’inizio di Saint-Denis,
si riuniscono in quantità nella stazione del Metro.
Sono negri, sono gitani senza uccello.
Hanno perso la loro libertà,
hanno fatto con lei cappelli di paglia
per le regine bianche che proibiscono il sole.
E’ un’onda verde, d distante,
interrotta per abitudine da prezzi e lana…
La monarchia rende di più come spettacolo.
Ma i negri avanzano nonostante tutto.
Avanzano perché la democrazia è più forte.
Avanzano perché non hanno uccelli.
E avanzano perché sì…