La felicità è un’astronave calda

La felicità! Ricordo di averla annusata di sfuggita, neanche troppo anzi. Ci rimasi per un mese. Avevo tolto il mio scafandro e fluttuavo leggero in un abitacolo caldo e accogliente. Avevo perso le speranze e improvvisamente mi ritrovo in orbita, col cuore in gola, senza sapere davvero quando e come sia potuto accadere. Come scriveva quel coglione? Tre metri sopra il cielo? Io ero a ventimila leghe sopra. Come se nel mio innamoramento quarantottenne ci fossero tre sedicenni impazziti al primo struggimento estivo. Avevo dimenticato la gravità. Tutto era perfetto nel silenzioso nulla accadere, nella conferma del mio battito caridaco accelerato, dei suoi seni miei, del mio corpo suo, del letto senza dimensioni, che le dimensioni, si sa, nello spazio si perdono: l’infinito tutto e l’infinito nulla coincidono nell’ordine assoluto, cosmico. Il respiro, l’alimentazione, ogni funzione vitale era regolata da quel nuovo ordine. Ne avevo letto nei fumetti, nei romanzi, nelle canzoni. E io ora navigavo a ventimilaleghe sopra il cielo. Lei, forte di una bellezza mai conosciuta prima, nel suo essere androide, algido e programmatico, nascondeva sotto una perfetta tecnologia l’illusione dell’amore. Era la hostess del treno 2046, era Motoko Kusanagi di Ghost in the Shell con tanto di culo della Johansson, era il più perfetto programma erotico mai inventato da mente umana. Un mese.
Al 30imo giorno la voce metallica di un droide inceppato.

Signor Casolino, può andare, è stato un errore, non avevamo calcolato le bizze del destino.
Verrà scaravantato col culo a terra al termine dei titoli di coda

Ground Control to Major Tom
Take your protein pills and put your helmet on
Ground Control to Major Tom (ten, nine, eight, seven, six)
Commencing countdown, engines on (five, four, three)
Check ignition and may God’s love be with you (two, one, liftoff)

 

 

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