Lorella Lauricella (Elle)

Conosco bene l’impeto poetico di Lorella Elle, un’autrice dalla verve creativa non indifferente, a tratti dolce, intuitiva, anche dura, comunque dissacrante. Se volessi associare la sua tecnica a un oggetto materiale per dare visivamente un’immagine, la potrei accostare a quel filtro da tè che tutti usiamo giornalmente, attraverso cui il significato del narrato si fonde e poi passa rilasciando sapore ed essenza.
Nella scrittura di questa autrice è facile captare quel dialogo attraverso il quale stabilisce un certa distanza tra sentimento e mondo circostante; distacco quasi necessario per non perdere quella visione lucida dalle possibili ed eventuali manipolazioni del pensiero sui sentimenti puri.

“Non mi sentire in questo silenzio
è una cerniera sulle labbra ferme
Mi allungo nei centimetri con cui convivo
senza le banalità originali
dei ricatti a distanza…”

Lorella crede fortemente, a mio avviso, nelle possibilità dell’essere umano di poter divenire ciò che è, e la sua visione dell’uomo, in quanto essere fragile nelle sue debolezze e nelle sue virtù, spesso le fa utilizzare nella scrittura quello strato di durezza impietosa a cui non si ha scampo che agli occhi del lettore potrebbe essere colta come una “non approvazione o non accoglienza”:

“Così menti
ingannando ancora la morte
sulla ruggine dei chiavistelli
non cigoli…”

Ecco, si percepisce tra i versi quanto la finzione della personalità sia vista come un modo strisciante di ottenere dagli altri e dalla sorte, qualcosa che è in realtà lede nel profondo.Nella chiusa però si apre uno spiraglio, una sorta di salvagente, una possibilità data dall’autrice in quel: “…sventola, sventola tra gli infiniti/che mai si fermi il vento.” Ciò che emerge nelle poesie proposte è questo suo momento di disincanto, realistico, crudo, che si distacca da una poetica precedente più sognatrice, che aveva mistificato un vissuto quasi a fuggire quella realtà. Ora l’affronta con intensità maggiore costringendo ogni verso a urlare il suo rammarico, qualche cocente delusione, e lo fa col suo stile, attraverso metafore che portano il lettore su un piano estetico ed immaginativo più alto di una semplice similitudine, come spesso avviene nelle poesie moderne. In aggiunta al tutto c’è tra i versi un elemento fisso che li accompagna in tutte le sue composizioni, una certa musicalità che rendono i testi maggiormente fruibili e godibili alla lettura.

Massimiliano Moresco

≈≈≈≈

  • Vuoti

Oggi sono una qualunque
non scrivo, non penso, non mi muovo
sono un metro corto di soluzioni
e gratto un biglietto della lotteria

getto minuti immondizia, fabbrico
il nulla

giro in tondo, accendo la tv
e poi capita che uscire
abbia bisogno di una lisciata di smalto

cerco un colore per le mie unghie corte

trasparente, dico

trasparente.

≈≈≈≈

  • Senza titolo

Non mi sentire in questo silenzio
è una cerniera sulle labbra ferme

Mi allungo nei centimetri con cui convivo
senza le banalità originali
dei ricatti a distanza

respiro le interdizioni
come una pianta
l’ambiente

e sono satura di ogni illecito
che mi vuole presente

Oggi non sono.

≈≈≈≈

  • Senza titolo

Cercano spasmodicamente qualcosa
e pendono dalle labbra di un chissachė

ti tallonano i versi
-arraffano
ingordi, si strofinano l’un l’altro

nauseante il rumore secco
delle spugne

un acciaio che riga i passaggi

come una puntina rotta
sul vinile malfermo
di un 33 fuori tempo.

≈≈≈≈

  • Senza titolo

Hanno parlato le bocche di frontiera
ai valichi delle gote
e due occhi grandi
di uno sguardo senza troppa anima

Il tempo di poco e più
non so quanto conti
spazza via
quella che sembrava fosse
tanta eternità

Così menti
ingannando ancora la morte
sulla ruggine dei chiavistelli
non cigoli

Oliarsi a festa
come una bandiera sugli arancioni
come un lecca lecca
di striature
di girandole sulla bocca
ingenua dei bambini

Conservati per bene
e sventola, sventola tra gli infiniti

che mai si fermi il vento.

≈≈≈≈

  • Chiudersi

Sei tutti i miei capelli arruffati
le mie ossa grandi
il bacino, il ventre
tutti i pensieri che corrono via

Sei la forza
che mi riprende in volo
dai desideri sbagliati
dagli indirizzi dei luoghi disabitati
che mi confondono la vita e il destino

Sei un testamento di briciole
sulla pietà dei davanzali gelidi
e io eredito il tuo freddo
davanti ad una finestra chiusa

≈≈≈≈

  • Momenti

Eri

questo e quello
parole desuete roteanti
un dolce fardello, un aneddoto breve
sillabe scolpite per gli amanti

tante stelle

la briosa scintilla
l’erba verde sulla mano
le frasi assorte

e ora sei

salvadanai di lune morte
nel bianco stupore
della notte

riparo, ampio ombrello sui granai
di semi dolci amari
da non mietere mai, domani

io suono, tu taci

bacio, mi baci
un silenzio di carne

l’angolo freddo di una pietra.

≈≈≈≈

 

Sono una donna, la sua solitudine e l’attesa. La poesia per me, è ”Lo sguardo di fronte”;
lo sguardo bambino di cui ne contemplo profondamente l’anima.
Essa mi restituisce un dialogo silenzioso, colmo di mistero e mi deglutisce come io fossi una grande sete.
Sete di conoscenza, di giustizia, di verità.
Scrivere diviene un processo osmotico più che simbiotico, e questo passaggio spontaneo mi provoca una lenta mutazione.
Scrivo, guardo, mi guardo; confronto e affronto, supero.
La scrittura, da sempre mi accompagna.
Invadente e silenziosa, sa far scattare fin dalle viscere quel bisogno imprecante di urlare,
sottovoce, l’essenziale.
La sento viva, penetrante.
Carta bianca farsi carne, farsi musica.
È un rapporto intimo e confidenziale, gioia suprema.

Lorella Lauricella (Elle)