Mattia Tarantino

Viene il sospetto, leggendo quest’autore di gran talento, che la poesia abbia ancora una sua precisa dimora e che a scovarla basti una lucina nel cuore, capace di scrutare il tempo in cui Poeti s’era oltre ogni vezzo, col bisogno, nell’animo, della contemplazione sincera, autentica, fine a se stessa. Lo troviamo lì il nostro Autore, dietro una siepe leopardiana a guardare una città moderna, oltre le mura dipinte dal sole, dove due innamorati si guardano, prima ancora di baciarsi. E ci racconta il segreto dell’amore, piuttosto la magia del volo di un uccello che rapprende l’aria nell’aura di versi vibranti un balzo di febbre. Ecco, Mattia Tarantino ha, più di ogni altra cosa, forse, quest’intima concitazione del desiderio, donde l’immaginifico vocabolo si espande, a perdita d’occhio, e posa su un piccolo particolare: per raccontarci il tremore, o il più acrobatico abbandono, la scomparsa, dunque, d’un elemento osceno. Talora batte affanno, talora ansima, ma sempre nella piena limpidezza dell’occhio, capace di portare il verso al nettare del sentimento. Polita e avvincente dunque la parola si fa classica per devozione, nell’adozione o per elevazione di suono e sintassi, nella eleganza dei toni tutti, battuti all’unisono, come per magia: fondendo Otto e Novecento nella migliore tradizione trobadorica o stilnovistica, in lavoro di perfetta osmosi dei cuori cucendo, nel suo verso ribaldo e giusto, l’illusione di una ostinata verità.

Giovanni Perri

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  • VENTOTENE

So la prossimità a capofitto
degli oleandri sulle baie,
e il volo basso del gabbiano
a benedire con l’alba i pescherecci.

Ecco Ventotene in luce sparsa
e sconosciuta tra le acque:

ogni pace qui fa nido nei giardini,
dove solo potrai chiedermi da quando
la misura della notte è in altri fiori;

ogni pace qui obbedisce ai movimenti
della creta incespicante sulla costa,
che dà nome alle ragioni, e conferisce
forse l’ultima quiete alla scrittura.

  • ORVIETO VISTA DA PIETRA CAMPANA

A Federica
Trarre luce affine e circondante
al limite d’ulivi, e risalire
lo sguardo al colle, dove immobile
d’altre distanze viene e giace;

trattenere la memoria della pietra
nuda in precipizio d’alte fronde,
che rimette all’avvenire tra i miei versi
e alla sorte della luce cui si appiglia.

  • BOLOGNA

L’insostenibile assentarsi che trattiene
questo passo e qui lo compie, tu dimori
e disappari mendicando tempo e luce.

Dove il tufo tocca illune le parole
e queste mura non risolvono l’eterno,
noi assolviamo le terzine della creta

e Bologna è una malia che nel celato
vivacchiare della strofa fa mistero.

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Mattia Tarantino è nato a Napoli, a secolo già iniziato.
Dirige il blog “Alka-Seltzer – La disobbedienza è la blasfemia dei servi”; fa parte del collettivo artistico “Nucleo Negazioni”. È presente in diverse riviste e pubblicazioni, cartacee e digitali. Si è sempre schierato dalla parte del torto, preferendo, da subito, Capitan Uncino a Peter Pan ed Ettore ad Achille. Ora vive nella terra dei fuochi, e si affretta a pubblicare le sue poesie prima che divengano postume e, quindi, famose.