NON SONO QUELLO (di Marco Cinque)

MC

 

C’è una geografia del dolore
sul mio corpo promesso al nulla
ogni poro, ogni ruga, ogni lembo di pelle
senti? Sono il grido sordo del conto alla rovescia

Quando la bocca sarà asciutta
e il terrore insostenibile, allora
potrò pensare: “non sta accadendo a me”
non sono io questa vena aperta
con l’ago a scavarmi dentro

non io gli elettrodi che friggono
i pensieri come scintille e
gli organi interni in ebollizione
non io questo rantolo strozzato
nel cappio che schizza via la vita
dalle orbite e la lingua penzoloni

non io a cagarmi nei calzoni
non io lo sguardo di mia madre
stravolta dietro il vetro e
mio figlio che batte i pugni disperato

non io che incontro gli occhi compiaciuti
i parenti dell’assassinato, a godersi il circo
in prima fila sgranocchiando popcorn seduti
non io il boia che stanco torna a casa:
“anche oggi ho guadagnato da vivere, cara”

non io la bara, la fossa, la croce bianca
il mio nome è nessuno, e la morte
l’ho già vissuta in vent’anni di attesa

Oh miei, miei coraggiosi papaveri
risorti al grano acerbo
adesso sì che vi piangerei, uno ad uno
come le labbra morbide di un ballo promesso

come i bicchierini pieni, le pisciate all’aperto
e i passi a respirare strade fino all’alba
come l’eco di risate, allontanarsi
io, seduto al ciglio
con l’inferno a squassarmi dentro
e il capo sporto sull’abisso

Sì, è esattamente l’abisso a governare il tempo
dicono duri pochi istanti e via, poi più nulla
ma è in quegli istanti che ci abita l’eterno

non sono io
non sono quello.

 

 

Marco Cinque

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