NOTTURNO


Venne la grande soirée,
in mezzo la calca udii il fruscio
del vestito più bianco e quasi
non mi mossi. Presi tempo, o il tempo
mi prese. Forse andò così.
Birra alla spina, spinosa, e nervi a posto.
Richiamato all’ordine… La pianti
di fissarmi con antico rimprovero?
Vero è che lo scribente
pagliaccieggiava un po’con commenti
pecorecci su questo ed altro; forse
scappò anche un: ma qui
non si scopa mai?
Sì, ne sono al corrente:
le nostre anime sono state chiavate
da quel mo’ e fummo
impacciati anche più del consentito.
Mi sfidi a reggere i raggi
a prisma delle tue devastanti pupille?
Mi passi in rassegna eoni di gioie e dolenze?
Faccio spallucce pur non avendo
visto mai il diavolo così bello.
Quale matrimonio combinasti
attraverso i neri altari
della sapienzialità?
Non lo saprò mai, nemmeno
quando trasparve, poi, un singhiozzo
a cristalli liquidi
dritto dritto dal telefono; non
potei scorgerne l’orizzonte.
Restò solo il fatto compiuto di una
lettura frenetica, di pancia. E
mille input ronzanti tra carne aperta
e una cruda paternità.

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