Paolo Battista

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(Foto di chiara Fornesi)

Crisi. Le parole di Paolo Battista sono il grido e l’esasperazione dell’uomo esserecorpo immerso nel degrado ambientale, sociale, politico che ha perso la percezione d’essere Natura prima di ogni altra cosa.

mi offro, mi fiondo / con la mia faccia instupidita / e il mio esserecorpo

E’ nel momento stesso in cui riscopre il suo istinto animale che l’io e l’es si infiammano in lui per esplodere nel parossistico rifiuto del superfluo per il quale ci rendiamo schiavi consumando la vita.

e buttiamo tutto / il nostro tempo / per pagarli

e c’indebitiamo / per essere diversi / da quello che siamo

L’ambiente descritto è privo di verde, privo d’acqua, privo d’ossigeno, la desolazione circostante è palpabile, le parole di Battista sono dure, accusano l’inerzia, sembra che vogliano spronarci dicendo ‘datti una mossa, fa’ qualcosa’… ma cosa? Interrogativo che si nebulizza nella visione certa di qualcosa di caro

e gli alberi, i sette / alberi del mio quartiere / sono la salvezza.

L’uomo che si delinea nei versi è un uomo arrabbiato con tutto e con tutti perché principalmente lo è con sé stesso, è l’uomo al centro dell’inferno che invoca l’oblio come unica via d’uscita dalla sua sofferenza

sono assolutamente convinto / che il cervello / non dovrebbe averla vinta / sul corpo, / sull’esserecorpo

che chiama a raccolta tutto l’istinto smarrito e che si frattura sulla sua sofferenza d’amore e per la sua memoria incancellabile

a chi dice che il tempo / cura tutto / dico: non hai capito un cazzo!

che non si arrende e che si scinde per anni in lampi pur di trovare una soluzione alla sua piccola sagoma persa nell’orrore del mondo

e buono o cattivo / giusto o sbagliato / troverò il modo / di venirne fuori / e superare i miei limiti.

Francesca Ferrari

 

≈≈≈≈

  • Rottami di libertà

Oh! Intenso luneggiare che si sta caricando
nel viluppo invernale che allunga le sue braccia,
glorifichi la stretta via della mia casa
sporcata da nuvole a forma di bomba.
Lacero e battente danza il vento:
vento di dicembre… e Poesia a forma di foglia!
Stridule luci sul dorso dell’Urbe:
sillabe sospese nell’aria.
Notte sgualcita e lontana…
canto! Rottami di libertà nei recinti del crepuscolo.

( da Canti Urbani, 2008 )

≈≈≈≈

  • Celeste sbiadito

Un arpeggio adamantino debutta nel pomeriggio cadente
Celeste sbiadito
Una lastra dalle profondità segrete il cielo
Una farfalla riposa sul soffio di un tarassaco
In attesa del nubifragio

Sorrido alla nausea… e alle pulci… e alle delusioni!

Soggiogato dal ghigno maligno del pomeriggio cadente
Assisto inerme alla parata
(Formazione d’onore e bandierine per la nuova nomina)

Sorrido alla causa… e ai leoni… e alle presunzioni!

( da Canti Urbani, 2008 )

 

≈≈≈≈

  • Inferno di contorno

tiro occhiatacce
per il Pigneto
pensando alle
brutture dell’amore

e ho come l’impressione
che tutti stiano
guardando proprio me

con la mia faccia desolata
e il mio passo strascicato

e c’è inferno intorno
l’inferno di tutti i giorni

inferno di contorno
inferno e forno
inferno porno
inferno nel soggiorno

e vado in apprensione
cerco un cesso
per pisciare

pensando alle
fratture dell’amore

e ho come l’impressione
di soffrire
più del dovuto

con il mio sguardo in pena
e la fronte sudata

e va’ all’inferno amore
l’inferno di tutti i giorni

inferno che ritorna
inferno con le corna
inferno che si sforma
inferno tutti i giorni

inferno che sforna
inferno di contorno.

( da Inferno di Contorno, 2013 )

≈≈≈≈

  • Alberi

la porta è serrata
il passo incerto
la fame inimmaginabile
la logica si deforma
la casta si amplia
il respiro in affanno
lo straniero si ribella
la poesia è morta
i pagliacci ridono
la strada è irriconoscibile
il cielo di vetro
la città un macello
la morale putrida
la depravazione senza limiti
la fede contagiosa
il lamento fuori sincrono
la speranza fottuta
e gli alberi, i sette
alberi del mio quartiere
sono la salvezza.

( da Inferno di Contorno, 2013 )

≈≈≈≈

  • Adesso

adesso
che tutti abbiamo
due automobili,
due frigoriferi,
due televisori,
due lavatrici,
due lavapiatti,
quattro computer
di cui due portatili,
stereo a casa
stereo in macchina,
sei telecomandi,
due telefonini a testa,
macchine fotografiche,
telecamere,
lettori dvd,
iPod, iPad, iPhone, tablet,
interi negozi di vestiti
naftalinizzati nei nostri armadi,
scarpe per una squadra di calcio,
piatti e bicchieri per un esercito,
centinaia di libri da leggere,
migliaia di cd da ascoltare,
programmi preferiti a cui abbonarsi,

e buttiamo tutto
il nostro tempo
per pagarli,

e c’indebitiamo
per essere diversi
da quello che siamo,

e alla fine dichiariamo guerra
per mere questioni economiche,

adesso,
dico adesso:

siamo sicuri
di non avere smarrito
la direzione?

siamo sicuri
che questo è il mondo
che vogliamo
per i figli
e i figli dei nostri figli?

≈≈≈≈

  • EssereCorpo

sono assolutamente convinto
che il cervello
non dovrebbe averla vinta
sul corpo,
sull’esserecorpo,
sputo, rabbia, pianto, delusione,
anarchia,
fame, inganno.
sono anni che non dormo
sono anni che non mi comprendo
sono anni che arrabbatto come una vecchia ciabatta
ma resto in piedi,
con la mia faccia trasandata
e il mio esserecorpo,
il mio esseresacrobucodiculoprofondo,
il mio esserepeccatononaverloprovatoprima,
il mio esserescartoinunmondodiscarti.

se vuoi
sputami
in faccia
tutte le tue lacrime orgasmiche,
sono pronto alle più insolite recrudescenze,
sono pronto a cadere in un embolo d’improvvisa
deformazione,
aborti d’anime, aghi spuntiti, orge di bassifondi,
mi offro, mi fiondo
con la mia faccia instupidita
e il mio esserecorpo,
il mio esseredetonazione,
il mio esseresanguechesgorgadaipolsi,
il mio esserebraccatoinunmondodibraccati.

sono anni che mi batto come un corpo scisso in lampi!

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  • Orchestrazione

orchestrazione
indole,
purezza,
ossigeno,
e la luce del giorno
che si dissolve
– dio è un alieno verde –
e buono o cattivo
giusto o sbagliato
(io) Esisto,
prigioniero della luce
che si risolve,
schizzo illuminante
di Wittgenstein,
sudore tra le palle,
sangue sotto pelle,
a chi dice che il tempo
cura tutto
dico: non hai capito un cazzo!

– ogni attrito fa girare il mondo,
ed io voglio essere
attrito,

orchestrazione,
infamia,
rischio,
ossigeno,
e la luce del giorno
spogliata di tutto
– l’unica cosa certa è il mutamento –
e buono o cattivo
giusto o sbagliato
troverò il modo
di venirne fuori
e superare i miei limiti
( ogni malattia
abbisogna
di una cura,
stelle tossiche
si accavallano
come oggetti
buttati via,
la notte
è una strada
senza via d’uscita,
ma
(io) Esisto,
e questa volta
non farò la sciocchezza
di mettere in dubbio
questo fatto,
sono
l’artefice
del mio destino,
e a chi dice
il contrario
dico: non hai capito un cazzo!

 

≈≈≈≈

  • Poi mi sono detto

poi mi sono detto
che era meglio non pensare al peggio,
mi sono detto è troppo grigio,
mi sono detto meglio orientarsi con le stelle
che non averne proprio,
mi sono detto punta dritto il vuoto come un razzo,
mi sono detto
il tempo non cancella un cazzo,
mi sono detto è meglio che me ne sbarazzo.

poi mi sono ripetuto
che era meglio sguazzare
negli abissi livorosi della poesia
che starsene seduti con le mani in mano
a menarsi l’uccello,
mi sono detto mi piacciono gli uccelli
( e le piume degli uccelli
e le ali degli uccelli ),
e i dislivelli, i fardelli,
i mulinelli sbuffanti nella mia testa,
e anche yogurt e cereali,
e anche le contraddizioni,
e il fondo del caffè,
e i tuoi capelli sciolti,
un urlo smodato alla fine del mondo.
.
poi mi sono detto
forse è la fine del mondo,
mi sono detto cosa c’è di male?
mi sono ripetuto cosa c’è l’amore,
mi sono detto smettila di bere
prima di cagare il fegato dal culo,
mi sono detto mi piacciono i culi
( quelli sodi e senza peli ),
e anche i matti, i ratti, i rutti, i rotti,
quelli battuti, quelli scoppiati,
quelli che si cercano ma non riescono a trovarsi.

poi mi sono ripetuto
che era peggio non pensare al peggio,
mi sono detto ti palleggio,
mi sono detto me ne fotto del punteggio,
mi sono detto ci riesci!
mi sono detto
non me n’è mai fregato un cazzo dei finali
almeno fino a quando la vita non finisce,
mi sono detto il freddo, quanto odio il freddo,
e il semifreddo, e il semicaldo,
e il semiazzardo
e le palle degli alberi dall’anno prima in saldo.

infine mi sono detto
eccola, è la fine del mondo,
mi sono detto attento a quello che desideri,
mi sono detto aiutati che zio non t’aiuta,
mi sono detto metti i doppi calzini
e impiccati con una sciarpa,
mi sono detto suonala
come suoneresti un’arpa,
mi sono detto questa è l’ultima volta
che dico questa è l’ultima volta,
mi sono detto distruggete un po’ di roba,
mi sono detto chi se ne frega di esagerare,
mi sono detto esagera e alla fine godi.

e la pioggia cade,
e la notte scade
e il mio mondo esplode.

 

≈≈≈≈

Paolo Battista è nato a Sud dell’Equatore negli anni del punk e delle contestazioni, ha gli occhi scavati, i capelli neri e il corpo tatuato. Scrive poesie, racconti, canzoni ed ha una poetica tendenza alla “ sregolatezza dei sensi. “ Dal 2011 è ideatore e radattore del mensile Pastiche Rivista.
Fa parte della band artisticoletteraria dei Cardiopatici e suona la batteria con un duo postrock: gli Album Zootique. Scrive musiche inedite per spettacoli teatrali e tiene una rubrica di racconti: Sbevacchiando pessimo vino, sulla fanzine Just Kids, con cui collabora da quasi un anno.
Ha pubblicato due libri di poesia e ha scritto un atto unico, MEMO, Scuderi edizioni, 2010, su richiesta dell’Associazione ambientalista Amici della Terra, in scena il 15 maggio 2011 nella chiesa di S. Francesco d’Assisi ad Avellino.
Porta Segreta – 25 poesie sul (fini)mondo contemporaneo, genn 2014, ProgettoCultura Ed, è il suo prossimo libro, primo di una serie di quattro volumi.
Paolo Battista è l’Arte e si dedica ad essa con tutta la sua anima senza alcuna pretesa.

Lo si può leggere su:

http://paolobattista.wordpress.com/

www.facebook.com/pasticherivista

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