Poesia dei sedimenti

 

rimane il vivere, da questo lato pieno di ricordi, su questi accumuli o scoli di antiche sculture:
mettere su un’industria di cuori sottofondo,
produrre l’avanzo di storie sul resto del corpo,
commerciare fondali di parole.

Si fa una specie di ritorno per chiudersi,
un passo dietro l’altro in lentezze
come a voler aprire con un gesto
l’immenso acquario della malinconia.

Così ti penso anche se dura poco il pensiero
e si va per flutti e correnti; ti dico che c’è un dove per ogni sedimento
e sono balzi d’umore, è tutta scrittura da svuotare, perché

questo è tutto il sapere che abbiamo:
il mangiare per i gatti, l’ipotesi di un dio, un vano d’ombra,
poggiare bene la testa sul cuscino, dormire quel poco sognando la roggia e il mulino,
la sposa col pugnale di carta,
la mareggiata buona per difendersi.

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Giovanni Perri

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