Qualcosa più di niente

I

Alle armi, alle sfere, ai tormenti, ai dinosauri.

Scalfire l’impossibile menteferma iodrone cangiante nel reticolato blu sinaptico delle ferite rimarginate con l’asfalto. Termosifoni spenti nei mesi sbagliati per contratti di forza civile nicotina menefreghismo, culture sottoculture organismi di microcellule radunati in giochi degli insiemi –da bambino colorare la parte compresa tra due cerchi- qualificarsi di niente con il nome giusto renderà mai una persona qualcos’altro? Disinfettare gli horus pleistocenei con la manica della felpa grigia ritrovata casualmente nell’armadio, verificare che il niente sia ancora niente e che non muti né cambi di forma o di intensità, come controllare il sugo alla cipolla e salsiccia in una cena tra amici. Poi, che tutto il mondo sprofondi su di un divano alla salsedine o che venga finalmente trasbordato nella forma coscienza di espressione superiore al ZUM di una pistola a raggi fantastica, non è affar mio, tisane calde per il mio stomaco di marmo ingurgitadelusioni e profumi sardastici, finestre aperte anche d’inverno al sole gelido e zanzariere nella piccola stanza di sempre.

II

Ai consigli, alle clausole, nelle gioie, dentro uno stop.

Preferirei bruciare arancio olivo con un rametto di erbe selvatiche conficcate in fondo alla gola che smontare dal jet nucleare di consonanti retrogusto ginsberg. Molti anni nel futuro invaderemo plutone con bibite dietetiche e pubblicità dai doppisensi a sfondo erotico, chissà come ci divertiremo e chissà quante cose impareremo a dimenticare, mentre faremo posto nei sottoscala del cranio per nuovi giocattoli e nuove concrete religiosità da spendere come biglietti omaggio per il circo. Assisteremo bianchi e tramontati allo sviluppo crescente di particolari meccanismicorpi che apriranno i loro occhi di cristalli liquidi nel grande internet molecolare. Rimarranno di noi questi pochi byte di informazione? O saranno disciolti in bicchieri d’acquarara, sul finire della guerra per il controllo delle pozzanghere? A conclusione del concetto di esternazione scritta, posso solo digitare, inconcludenti aggettivi verdi.

III

Nelle ore che verranno, nei manifesti, per i latrati, con le bombe.

Certamente esisteremo ancora e continueremo a sputarci veleno acidoalien, giocando a rincorrerci nelle astronavi cybernetiche che affollano lo spazio quotidiano indicatoci dagli orologi, probabilmente nessuno lascierà in lievitazione spontanea le strade affollate smartphone per stringere mani e indicare con il dito direzioni di meraviglia ai passanti. Fischieranno orecchie ai semafori nel giallo-arancione dell’attimo sospeso del rischio salvezza -quanta politica nel bicolore dei semafori- semaforo, scatta sull’azzurro cosicchè possa prendere la strada per il cielo e fregarmene dello smog e del traffico. E nuvole e cavi elettrici sospesi e aerei e gabbiani e satelliti e stazioni spaziali e pianeti e stelle e galassie e costellazioni e ammassi e oltre materia e antimateria e infine il tutto e infine me.

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