Recensione a Antonio Nazzaro: Odore A Torino-Caracas senza ritorno (Ed.Arcoiris 2014)

Immagine di copertina di Mariana De Marchi

 

Odore A Torino-Caracas senza ritorno.

Cosa aspettarsi da questo libro? Un invito indubbiamente. Un invito a varcare la soglia, dove gli occhi dell’autore Antonio Nazzaro mettono a fuoco come un obiettivo  le radici smosse dall’asfalto, dando al lettore quel senso di trovarsi lui stesso a camminare dentro questi racconti, anche se trovo riduttivo definire questo lavoro “racconti d’immagini”. Partendo dal titolo inizia il viaggio, uno scatto che da subito apre alla percezione degli odori, esperienza che come sappiamo coinvolge l’intera persona, partendo dal segnale che nasce nel naso e passa per via nervosa raggiungendo il cervello e attraverso un sistema di regolazione iniziano le risposte degli organi del corpo, ecco perché in questo libro si riesce a “vivere” in prima persona il marasma emotivo. Immagini vive ma non solo, rumori che a tratti diventano stridenti, sapori sudati che si depositano sulla pelle, e soprattutto, l’essenza vera; l’olfatto. Patrick Süskind scrisse: colui che dominava gli odori, dominava il cuore degli uomini. Poiché gli uomini potevano chiudere gli occhi davanti alla grandezza, davanti all’orrore, davanti alla bellezza, e turarsi le orecchie davanti a melodie o a parole seducenti. Ma non potevano sottrarsi al profumo.
Ecco perché annuseremo, raccoglieremo fragranze assimilando attraverso le parole ogni loro precisa funzione e significato, un portale delle emozioni e vigile coscienza. Un itinerario questa esperienza, da Torino a Caracas, che,  sovrapponendosi  come carte veline rimandano flash di quotidianità servendosi del personaggio principale quasi in modo defilato:

“Lui è seduto davanti al computer, il posacenere colmo, e cenere sulla tastiera, colpita come si faceva con le macchine da scrivere. Il ventilatore aggrappato al soffitto taglia un’aria fumosa. Si accende un’altra sigaretta, scrive: Ci sono viaggi che in verità sono dei ritorni…”

La chimica della vita si modella davanti allo schermo del Pc e le dita muovendosi respirano quei momenti, quei salti temporali che dai viali di Torino si mescolano abilmente al profumo del Caffè sorseggiato davanti ad una  finestra di Caracas.

La città offre, come spiegazione, l’andare contorto dei tram, allo sguardo seduto, che non la osserva. Il colpo d’occhio rimbalza sul passare della gente ritmato da alberi indifferenti. Pensa: il caffè non può mancare. Sapore amaro come il bordo del marciapiede. Lei sorride avvicinandosi con passo leggero, si accorge che solo lui la vede. Il cucchiaino si ferma nel centro della tazzina, la solita goccia fastidiosamente scivola sul bordo. Sorride: qualunque vita diventa noiosa. I suoi piedi giocano sulle lastre di pietra alla settimana.”

Sequenze di storie perfettamente legate fra di loro con degli anelli, che uno ad uno formano una robusta catena, del destino una cantilena: Caracas invita, l’Avila risponde.Tutto ciò è reso piacevole dalla chiave di scrittura così legata alla poesia e alla prosa, un confine sottile dove ci si sposta perfettamente a proprio agio; metafore intriganti e crude, vita seminata, bruciata, incubata, cicatrici rapprese tra un vicolo ed un marciapiede, tra portici e polveri il rincorrersi “di vite buttate qua dentro giorno per giorno, ora per ora”   dietro il fumo di una sigaretta, nella magia di chiaroscuri che spalancano prospettive sfacciate, giocando spesso con il carnale, rimandando alla retina un flusso sensuale e disinibito.

“Caracas per ogni stella ha una donna. L’Avila si pavoneggia alla luna.

Sono istanti trattenuti e discese a perdifiato. Groviglio amoroso di strade. Le labbra di lei come la metro mordono dolcemente le rotaie. Le mani sono tacchi che stringono il petto d’asfalto. Sale lentamente e la fermata freme nell’attesa. La finestra inghiotte le ombre dei corpi. Assetata è la notte. Un tram ubriaco ondeggia. Loro tengono il ritmo. Lui afferra un lembo di strada e il dondolare dei capelli. Lontano l’eco della pioggia.”

Nel lavoro di Antonio Nazzaro trovano posto anche le illustrazioni, un richiamo al fumetto che potenzia la parola consegnando agli occhi del lettore qualcosa di veramente completo, con la freschezza di una narrazione originale e coinvolgente. Dunque accomodatevi, c’è posto: Torino si siede al tavolino di un bar, osserva i colori che la riguardano, forse gli occhi tradiscono emozione o semplicemente vanno confondendosi tra le scene di un film magari umettandosi nello specchio del Po, per poi scoprirsi invece Caracas che canta il miele, e l’Avila tutto sommato che si compiace mentre “lo vede seduto con gli sconosciuti di sempre a raccontare la storia di un vecchio amico mai conosciuto.”  e comunque lontano…

Catia Dinoni

 

Odore a: Torino Caracas senza ritorno

 

 

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