Rita Stanzione

foto poesia

Rita Stanzione è nata e vive attualmente nel salernitano, lavora nel settore dell’istruzione. La sua attività ha avuto inizio nel capoluogo lombardo, dove ha trascorso sette anni in giovane età assorbendo quel che più le era congeniale della colta ed eclettica metropoli, la “grande mamma sensibilmente distaccata”, come le piace definirla.
E’ madre di un ragazzo e una ragazza, che direbbe le sue “opere migliori”.
Ama l’arte in genere, lasciandosi affascinare e commuovere da un dipinto come dalla lettura di poesie o altre opere letterarie.
Ha iniziato a scrivere per caso, solo pochi anni fa, in un momento in cui sentiva che il pensiero non bastava, aveva bisogno di essere impresso e solo il segno scritto, per lei, poteva realizzare quest’aspirazione. La sua scrittura cerca di sviscerare un po’ di tutto: la complessità del pensiero, sensazioni, visioni, l’area della fantasia e quella onirica. A proposito dei generi e delle etichette, afferma che ci sono spazi che travalicano la schematicità, scritti in versi non facilmente classificabili: sarebbe meglio dire “poesia”, lasciando quest’unica categoria quale contenitore di
ogni sorta di riflessione e sorpresa.
Pubblica le sue poesie, ad oggi circa 800, nel sito Scrivere.info, e una parte anche in altri siti letterari, oltre che in gruppi di poesia su facebook. Si diletta anche nello scrivere haiku e qualche aforisma.
Ha ottenuto più riconoscimenti in concorsi letterari, raggiungendo le diverse posizioni del podio, esperienze che l’hanno ulteriormente incoraggiata a continuare l’avventura all’interno di se stessa, “esile proiezione nell’esteso Altro”.
Sue pubblicazioni, raccolte di poesie:

“L’inchiostro è un fermento di macchie in cerca d’asilo” Libreria Editrice Urso – marzo 2012
“Spazio del sognare liquido” ed. Rupe Mutevole collana Heroides – maggio 2012
“Versi ri-versi” Carta e Penna editore – novembre 2012
“E’ a chiazze la mia bella stagione” Libreria Editrice Urso – marzo 2013
“Per non sentire freddo” e-book Editrice GDS 2013

***

  • Divagazione orizzontale

Silenzio di pietra alla tempia

batte senza ritorno,

s’affievoliscono sensi di troppo

per la stasi dell’essere

 

Il piumaggio sul cuscino

s’accascia, intorno

continuano gli occhi

diventano mandorle

fissando ciò che è minuto

La fibra del fiore

un cerchio di caos

la lenta bellezza

dell’insetto

 

  • Strappi

Si recide la scia di un ricordo

l’iride è assente, un pozzo bianco

per entrare nel piccolo male

Così cade la testa al sogno nel mezzo

e dita a grappoli stridono sulle lenzuola

 

Verrà un rimedio per eludere il freddo

un momento da corpo estraneo

viso lontano, preda di forme casuali;

si rimargina piano un’emozione spontanea

sponda concessa allo strappo

 

Camminiamo sui numeri delle facciate

si sono sbiaditi i nomi alle strade

.

  • Celeste spleen

Cantano gli uccelli

stranamente

dentro le campane, nei batacchi

altalenanti accenti. pioggia

L’ombrello color luce mi fa strada

rassicurante aquilone. aquila

nel cielo radente d’otto (più otto) ottobre

 

Poetizzo la prima nuvola che incontro

seducente veliero, mi fai saltare su…

no, la fiaba è già trasfigurata:

quale stilosa penna

ha sommerso d’inchiostro

l’isola…l’isola che non c’è…più

 

La spinta d’archimede, vuota speranza

è debole per sollevarmi

da un mare di verbi, all’infinito

Uccelli cantano dalle ferite

il cielo hanno trapunto

di saette, e sotto

foglie, cappelli, gonne

vanno ronzando insieme

 

E sotto, voglio un riparo. io fuggo

presto sarà freddo tremante. di più

notte fonda. di più

M’incuneo nello spleen. la mia poltrona

chiudetemi la porta

se tira troppo. il vento

 

  • Decompressioni

L’esilio delle foglie nella luce,

felicità randagia che sposta l’aria

 

le rapide delle braccia per rapirci via

e nodi di rondini, sutura di ripetuti sì

quando la porta della bocca

non ha serrature

 

Ogni attimo nuovo

nasce per gemmazione

come un fiore improvviso

nel grido di una roccia

 

si perdono, i nostri occhi

in un solco univoco,

raggi che scavano

mai abbastanza

 

  • Cospirazione

A sera la distesa di cardi

(tutta la casa)

 

cento pungiglioni ronzano sul prato

– come prova ti dico “sfiora la pelle”

frecce e fiamme

senti, la cospirazione….

 

quel tuono in ritardo, fiato

che chiude l’estate

 

tracima la schiuma, la luna

non s’è vista (mai) tanto incinta

resta il gatto sulla stufa, ingrifato

 

Questo, tutto: noi e le fusa

morbida è l’ora, scaviamo

lo spazio per la coda

 

Commento di Alba Gnazi

Poesia che si articola tra movimenti interiori e descrizioni aeree dell’ambiente circostante, tra i mutamenti in fluire continuo e le soste pensose che richiamano all’ordine una congèrie di sensazioni che trovano spazio e collocazione, pur senza mai esser compresse – ché il divenire, la forza evocatrice dei versi di questa poeta perseguono e proseguono percorsi affatto inediti, che mal si prestano alla reclusione entro un che di stabile e definito.
Vasti e ricchi di sfumature i codici espressivi utilizzati; il cifrario della parola assume per Rita Stanzione connotazioni che allargano i confini del significante e agevolano il passaggio del significato verso situazioni e interpretazioni universali e tuttavia distinte. Particolare lo stile che qui si manifesta, espletato nei ‘’viaggi’’ che l’anima poetica compie, nell’analisi del sentire proprio e altrui, nell’indagine della cosa umana e degli ambienti naturali: il tutto e il singolo elemento hanno dignità e ragion d’essere in questi versi:
‘’Ogni attimo nuovo
nasce per gemmazione
come un fiore improvviso
nel grido di una roccia’’
(da Decompressioni)
e ancora, la minuta descrizione dell’attimo, fotografato con la delicatezza senziente di chi sa e dosa il peso della parola, che tutto veicola e trascende (‘’Il linguaggio è la casa dell’essere’’, Heidegger):
‘’la fibra del fiore
un cerchio di caos
la lenta bellezza
dell’insetto’’
(da Divagazione orizzontale)
attraverso tutti gli ‘’espedienti’’ ideologici e figurativi che ritmano il verso, che trasportano sensi e significati verso orientamenti concettuali altri, al fine di decodificare – ciascuno a proprio modo, si sa, ché il poeta scrive: e la sua poesia non gli appartiene più: arriva come vuole, dove vuole – le possibili accezioni del sentire e del pensare lirico/poetico; sentire e pensare poetico che con questa autrice vengono declinati secondo le e a seconda delle composite, sfuggenti, minime e smisurate sfaccettature del vivere, dell’essere, del divenire.

 

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