Salpare per non farsi aggredire dal sale

Sei nell’oceano del mio futuro,
legata ai debiti che ho fatto
con gli albatros per non perderti.
Mi hai visto supplicare i venti
perché mi portassero sulle rive
dell’India o della Nuova Caledonia,
della Polinesia o in un momento di grazia
mi spingessero a casa, fra le maschere e la maizena.
Sai bene come le acque attorno a questa nave
siano sempre state fredde
e mai che il sole si sia triplicato
per riscaldarle, anche se noi
abbiamo passato le giornate a pregarlo
di non lasciarci alla pioggia
perché abbiamo imparato a memoria
tutti i punti di caduta delle gocce grigie.
I pirati ci guardano tutti con un occhio solo
da lontano, ma riescono a veder meglio
anche senza binocolo,
di quanto questi quattro occhi abbiano mai fatto.
Ho incontrato sirene
e le ho convinte ad urlare il tuo nome
quando la Patagonia ti aveva congelata,
distratto ho poi vagato alla ricerca
di una cassaforte da far esplodere, finendo sempre solo
con in mano pappagalli ben più coraggiosi delle mie braccia.
Sei dietro l’oceano del mio futuro,
cerchi già di organizzare una rotta anche per me
che manco di fantasia
e ho trovato sempre una tana di fortuna
nel momento prima dello tsunami.
Gli uccelli migratori sanno già
come il caldo riesca a salvarli,
mostrandosi per quest’unica volta,
parlando con il tuo nome,
sono la direzione che cercavamo
per riempire i polmoni bene d’aria,
prima di attraversare le acque
dove gli squali ci circonderanno
aspettando un nostro errore
e noi dovremo far della nave
o un fantasma o una casa,
affinché il mio futuro in questo oceano
ci veda.

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