” Serve qualcosa, amico?”

Milano, una sera di fine Marzo.
Arrivo .
Parcheggio, scendo dall’auto e lo vedo, seduto su una panchina con l ‘aria di chi la sa lunga e gli occhi troppo spalancati per essere quelli di un osservatore distratto; anche lui mi vede e li spalanca ancora di piu’.
“Ahi, amico mio,se io fossi una divisa avresti già smesso di crederti cosi’ dritto ” penso mentre attraverso la strada per andar a bere il solito caffè prima di iniziare a lavorare.
Già so che appena ruotero’ leggermente la pupilla a destra farà capolino la sua sagoma sfocata nella mia visione periferica.
Poi me lo ritrovo appoggiato sul muro alla mia sinistra e mi sussurra qualcosa .
E’ la mia maledizione, anni di polveri e misture bevute, iniettate, inalate, ingoiate, fumate, hanno lasciato la firma su questa faccia, rendendomi riconoscibile da tutti gli “addetti ai lavori” di ambo le parti; vengo fermato e scambiato per “collega” in egual misura da poliziotti e pushers.
Non finirà mai, lo so. Ormai ci ho fatto il callo.
Mi fermo e lo guardo negli occhi scuri . E’ un ragazzino riccioluto, come tanti magrebini. E quell’aria. L’aria di chi la sa lunga .
“Non ho capito, amico, che hai detto?” Chiedo.
Ora i suoi occhi sono sfuggenti, non è piu’ tanto convinto di essere cosi’ dritto, forse sta addirittura temendo di aver sbagliato i calcoli ed essere finito in bocca a un pescecane. Guarda oltre le mie spalle, poi balbetta ” Non…non ti serve niente, amico?”.
Mi viene da ridere .
Vorrei proprio dirglielo: Ti faranno il culo, amico. Trovati un lavoro. Sei giovane.
Non farti fottere. Non farti fottere da amici che non sono amici, credi di essere un ganzo invece la tua unica fortuna è non aver ancora incontrato chi tanti scrupoli non se li fa . Ma lo incontrerai. E ti farà il culo, chiunque sia. Lui. E la galera. E il sistema che ti ha inculcato un sacco di puttanate.
Vorrei dirglielo.
Ma so che non capirebbe e probabilmente dovrei prenderlo a sganassoni.
” No amico, a me non serve niente”.
Guarda a terra.
Vado a bere il mio caffè.

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