Simone Robertazzi

1488601_624879307550829_1096790303_n

Che cosa dicono i potenti? Che cosa dice chi stringe la vita delle persone? Che cosa dicono i barboni, gli emarginati, chiede e si chiede il poeta/fotografo, chi non ha voce, chi è ai limiti dell’invisibilità? Guarda al futuro Simone, con occhi e versi timidi, in punta di piedi, la vita è quel viaggio senza ritorno, ma ci guarda coi calli del passato, che non dimentica, che l’ha portato fin qui con le sue parole di disgusto, arrabbiate sottovoce, affilate quanto basta ( perchè nel bene e nel male ci siamo arrivati), eppure dolci a tratti a ricordarci spighe e papaveri, semi di speranza e di sonni. Sorrisi e bastonate. Lo stivale è malato, ognuno di noi si perde, si perde Simone in se stesso, si perde tra la gente, tra la rabbia e l’incredulità di un silenzio in cui nessuno fa nulla per cambiare, per cambiare se stesso e poi ri-donarsi alla massa. E intanto arriva il mattino, ciclico, e poi l’abisso, senza appigli, la mattanza delle anime, a cui assistiamo ogni giorno a braccia molli, scrive, tocca, sfiora la morte il poeta ma non è ancora il suo momento, e torna a chiedersi chi veramente sia, chi siano tutti, immersi in questi vuoti di ricordi perduti, tremanti e marci, ma vivi. E quindi aggrappati, forse, con l’amarezza di chi non ricorda il colore del mare le nocciole e l’autunno, alla coda della speranza.

Alessandra Piccoli

1473750_625316750840418_1235506575_n

Foto di Simone Robertazzi

  • GUERRA ALLA GUERRA

Bocche alla tradizione
un gemito uno spruzzo
bocche alle cascine.

Che si dice in Siria ?
Cosa dicono i barboni ?
Guerra alla guerra
urlava mio nonno.

Piccoli passi nella diplomazia
armamenti da rinnovare
la casa bianca
venti stronzi a San Pietroburgo
guerra alla guerra
profitti alle multinazionali.

Che si dice alla N.A.T.O. ?
Cosa dicono i tossici sulle panchine ?
Siringhe stappate
la benzina sempre più cara
sangue e croste
Bruno Vespa ridipinge le porte
il dibattito
l’incertezza
cannibali in cerca di voti
guerra alla guerra
sillabava mio nonno
guerra alla guerra
e non si arriva mai a fine mese.

 

  • ORIGINE

Di colore in rumore vaga il mio nome.
Corrodendo piramidi immaginifiche
cerco un riscontro inumano e reale .

La vita è un viaggio senza ritorno
guardo al futuro con calli antichi
no ! Non mi dimentico del passato
partigiani e montagne
scazzi e decisioni sbagliate
no ! Non rinnego il passato
indietro non si torna
ciò che è stato è come doveva essere
nel bene e nel male
nei sorrisi e nelle bastonate.

Musica il vento tra spighe e papaveri
barcollano cuori
zoppica forte questo stivale malato
poteri forti e povertà
inganni e funerali di stato
ognuno è il clandestino di se stesso
ognuno è individuo e massa.

Morti sul lavoro
falsa libertà di stampa
la rabbia mi corrode il cervello
la politica è un inganno
la politica è morta
comandano le multinazionali
il fegato mi duole di rabbia
penso ad altro
mi rifugio nel temporale
avanza a rintocchi il silenzio
le mie scarpe sono sfondate
nell’aria c’è odore d’assenza
il portafoglio è vuoto.

Pensavo … Poi nulla …
Singhiozzi di storni
infestano l’aria
piccioni carichi di zecche
abbelliscono piazze e città
più merda e meno gente !
Meno gente di merda !
E ancora più piccioni
pensavo … Poi nulla …
Tra gli occhi serpeggia
il mattino.

 

1484781_625315807507179_1814601509_n

 

Foto di Simone Robertazzi

  • ABISSO

Cadersi via
dentro troppo Mugello
cadere giù
senza appiglio
senza un cilindro e un coniglio.

Fantasmi di vomito
conati di sangue
annuso la morte
ora è la mia ora…
No ! Non ancora.

Brancolo il dharma
bestemmio il karma
mi alzo
traballo,barcollo
milioni di me giù nel fosso
mi pulisco la bocca
mi pulisco il naso
scatarro movimenti
mi controllo paranoico gli occhi
l’occhio perso c’è
quello bionico anche.

Mi sguanto
mi riagguanto
ora sono io
non l’arlecchino alcolico
manovrato da mosche
consigliato da demoni.

Ora sono io
io chi ?
Questo ancora non lo so
vuoti prosciugando vortici
vuoti lasciati al bar
mani tremanti
ricordi perduti
va bene cosi
sono marcio ma vivo
ogni poeta è un crollo
ogni crollo non è detto che sia poesia.

Tremante di caldo
aspiro il glaciale
mi guardo intorno
vomito ancora
appena capisco dove cazzo sono
cerco la strada di casa.

 

  • SPRUZZI

Il mare,il mare,
con i suoi denti da vampiro
conficcati nel vapore.

Bisognerebbe farsi un labirinto
di cazzi propri
tagliarsi le tonsille
prima di sparlare.

Al momento non c’è altro da dire
nasse tremanti
getta un saltarello coreano
nel cuore del mare.

Vocali dolci
porti per partire
vocali aspre
porti per tornare.

Il mare,il mare,
nebbia sul pontile
onda infernale
il lamento dei naufragati
è una messa di sale.

Urla ulceranti
ricci e meduse
la mattanza dei tonni
la mattanza delle foche
sangue senza onore.

Non ricordo il colore del mare
l’odore degli scogli
non rammento
il suono delle orme sulla spiaggia
guardo il fiume
corro a passo di lumaca
le nocciole l’autunno
il mare,il mare,
non ricordo
la magia delle vele che scintillano
sole nel sole.

 

1476757_625315510840542_1670998933_n

Foto di Simone Robertazzi

  • SCISMA

Stelo solare sciogliendo sogni
stelo solare scolpendo stelle
scuoiando
sensazioni
svengo
sorprese.
Stelo solare sconsacrando sassi
stelo solare scorporando sensi
scorrendo
strade
scorgo
selve.
Stelo solare
sorseggiando
sete.

Simone Robertazzi

Non so di me. Vago fotografando e scrivo.
Sono nato il 23 dicembre del 1975
anche se penso di essere un millepiedi cosmico
giunto sul pianeta terra milioni di anni fa.
Odio le chat,odio il telefono, il mio compleanno
e tutte le feste, ma soprattutto odio la mia timidezza. Amo la semplicità.
Non ho altro da dire, ogni mio io lo riverso
nei miei scritti e nei miei scatti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

*