sorrisi

sai, si perde lentamente l’allegria
o forse solamente si allontana
da una piccola sponda del viso.

Io non l’avevo capita
quella magia di andarsene scolpiti un po’ alla volta
e pure mi piaceva caricare
leggerezze di mondi lontani
farne piccoli aerei sulla lingua per sentirli passare
di stagione in stagione come un albero
così preciso in aprile a gemmare.

Mi piaceva svuotare poco a poco
di tristezze ogni peso nell’aria
toccare i vetri con la bocca
dargli un destino dentro alle parole

-sviare la morte.

Ma tu, dimmi: quale forza ti tiene?
Quale dio scultore ti lavora così bene il viso?

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Giovanni Perri

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