Stefania Di Lino

Nella Di Lino vi è una ricerca smodata e fiera, questo mi sovviene quando leggo qualche sua poesia o ho modo di seguirla anche dal vivo nei suoi discorsi.
Ho una sensazione prudente nel gestire le parole che leggerete e che leggo. Sento in effetti, un controllo completo della parola, che oltre al significato sembra forzare il rigoroso concetto della parola stessa. Si ha la sensazione di toccare parole importanti già nel constatare la formattazione del testo proposto.
La prima cosa che colpisce la mia lettura sin dall’inizio, infatti, è proprio la scelta dell’impaginazione dell’autrice. Abbandonate le classiche forme dell’accapo, vi sono separazioni nette da un verso all’altro attraverso l’utilizzo dello slash. Quasi, in senso buono si intende, un ordine impartito da una volontà ferrea che dice: “qui tu devi prendere pausa, qui puoi riprendere la lettura” . E cosa dire di fronte a una così preponderante volontà, che spazia al di là del mero senso del testo, ma dà al lettore un’ulteriore dimensione dei tempi morti a dare forma del proprio creato?
Nulla, nulla… Non si può chiedere a un vero creatore la motivazione della forma del proprio Amore. Bisogna prostrare i propri occhi e personificare se stessi nelle righe e tra le righe.
Vi sono passaggi di alta, e scrivo alta non a caso, Poesia ma non voglio dilungarmi come nelle solite recensioni a riscrivere ciò che ai Vostri occhi sorgerà spontaneo alla lettura. Mi dilungo, senza togliere troppo all’autrice invece, sul significato nascosto dei testi della Di Lino, testi tratti da due raccolte inedite, “La terra del padre – percorso di un lutto” e “L’equilibrio delle pietre”.
Bisognerebbe cominciare con la domanda classica e cioè cosa è la Poesia? Ma soprattutto cosa è un Poeta?
Un Poeta è colui che crea ma che soprattutto TRASMETTE.
Scrivere è un percorso, ha uno sviluppo e delle dinamiche che spesso rifuggono dallo stesso scrittore. Si ha una nascita, una maturazione e ahimè una fine. Non si può pretendere da se stessi più di quanto si serba dentro. Se un autore non matura si avrà per forza di logica, una sminuente qualità di TRASMISSIONE fino ad avere, con il tempo, un brusco e totale imbruttimento, con autori che continuano a buttare giù con forzose e pompose forme di giochetti letterari, ciò che più non vivono. Ma questo aggredire è una forzatura, una violenza perpetrata a se stessi e al lettore finale.
Poesie cariche di Intimismo insignificante, fino ad arrivare alle più becere congetture di ego appaiono ogni giorno e in modo esponenziale.
Non c’è più una ricerca, un uscire da se stessi per rendere univoco il significato.
Nella Di Lino, contrariamente, si percepisce la forza dei versi ma questi, non sono diretti allo scrivente, non sono azzoppati da una cieca devozione del proprio IO.
Dicono e dicono a tutti, in modo indistinto. Spaziano al di sopra, cercano antenne e si orientano. Cadono giù dall’altezza mirabile della percezione di un inconscio collettivo.
Questo modo di porsi, fa della Poetessa una strada. Una via già battuta che porge frutti e visioni assimilabili, utilizzabili, non solo leggibili.
Ecco, il significato nascosto del Poeta e della poesia, non sta nello scritto, sta nella visione del mondo e di tutto quello che lo circonda, ma in modo ampio, amplificato, spesso terrificante:

il nulla, grazie /e di contorno niente /(eppure a questa tavola / si paga un prezzo altissimo),

redent Enzo Lomanno

≈≈≈≈

scatenare un diluvio di parole / praticare tempeste / scrivere,

≈≈≈≈

si è aperta nel fianco e lacerata sversa / l’irrimediabile stagione degli addii / [oggi] /c’è un altro pezzo che duole /nella parte alta / nella parte bassa / nella cavità indecisa di un dolore/ nell’articolazione laddove / la parola quasi muore / nella metà spezzata di un respiro / lunga è la bibliografia del rancore / e l’indice addita / ma è l’anatomia a parlare / scrive di un male che ha fatto male / e che ora tende a scivolare /sull’osso lungo / a volte quasi scompare / tra le dita,

≈≈≈≈

si avvicina la notte / con le sue ombre / che il giorno nasconde /

≈≈≈≈

in un’ora qualunque / di un giorno qualunque / nera si aggiungerà la notte / e allora sarà lo scavare / il portare alla luce / il simbolo delle pietre / da millenni gravide / custodi di tutti i linguaggi / e dei loro silenzi,

≈≈≈≈

il nulla, grazie /e di contorno niente /(eppure a questa tavola / si paga un prezzo altissimo),

≈≈≈≈

ho dovuto ricredermi sai / in primis sull’amore parentale / e ho imparato che / non devo smettere mai / di ricredermi,

≈≈≈≈

oggi a lungo sono rimasta a guardare un uomo / che ti somigliava / non nei tratti diversi dai tuoi / non nel naso o nella bocca / c’era qualcosa negli abiti forse / e nello sguardo / o meglio nel lento deambulare / insicuro appoggiato al bastone / qualcosa di te papà / nel trascinare stanco

≈≈≈≈

mi hai detto/ io vado via figlia mia / in eredità ti lascio la morte / ma io ho ancora / una radice nel cuore / da estirpare,

≈≈≈≈

e pure quel giorno/ era cominciato male/ rumore di ruspe e scavatrici / bucavano l’aria ed era inciampo / suoni di uccelli /grida lanciate e perse / sbilanciate nel volo / urtavano contro gli spigoli acuti dei palazzi / ali asimmetriche giravano in tondo / cercando / non sapevano cosa / nel rito quotidiano / nella barbarie del consueto /nel rumoroso ingranaggio / era saltato un passo / c’era stata una dislocazione / un salto nel buio della percezione/ che la ragione ancora non sapeva // intanto di fronte e me/ in metropolitana / mi scorrevano addosso /troppo mobili e scuri / gli occhi disperati di un immigrato / in cerca di posa,

≈≈≈≈

Se è vero/ come qualcuno afferma / che tutto si ribalta in un momento / e che qualcosa è pronto ormai da tempo / qualcuno afferma / e non è detto / qualcosa forse si può fare / qualcosa di buono accadrà / qualcuno dice/ vedrai! ma non è detto/ io affermo che siamo rimasti indietro / comunque di molti secoli / e troppi morti

≈≈≈≈

andare in un posto qualunque /dimenticarsi di sé / per essere chiunque /
essere /
una tela bianca prima della figura /
essere /
una bianca pagina / prima della scrittura,

≈≈≈≈

Stefania Di Lino vive a Roma, è poetessa e artista visiva.
Allieva di Pericle Fazzini e del poeta critico d’arte Cesare Vivaldi, presso l’ Accademia di Belle Arti di Roma, si specializza in tecniche incisorie alla Calcografia Nazionale, per il Ministro dei Beni Culturali e Ambientali. Inoltre si abilita all’insegnamento di materie artistiche negli Istituti Superiori. Occupandosi anche di formazione, é autrice di percorsi e progetti formativi per la scuola pubblica, denominati Educare con l’arte.
Espone i suoi lavori dal 1989, in gallerie private e luoghi istituzionali, con mostre personali e collettive.  E’ presente in numerose antologie, in importanti riviste specializzate, tra cui I fiori del del male, periodico diretto dal poeta scrittore Antonio Coppola, nell’ultimo numero, 2016/2017; Bibbia d’Asfalto, rivista d’arte contemporanea;  Valentina Meloni (Nanita) blog Poesie sugli alberi, e  altri  blog letterari. Ha partecipato a numerosi reading di poesia, coniugando spesso la parola all’immagine.
Dal 2012, e per diverse edizioni consecutive, aderisce al progetto World Poetry Movement con la Palabra en el Mundo, partecipando come artista e poeta, e organizzando diversi eventi multidisciplinari nel suo Studio d’Arte di via Monte Giordano, a Roma.
E’ promotrice culturale, ideatrice e curatrice di esposizioni e incontri poetico – letterari .
Tra gli eventi più importanti, sinteticamente si ricorda:
12 Articoli per la Costituzione, all’Accademia dei Lincei, e Palazzo Valentini, con opera in catalogo e menzione nella nota critica, con il patrocinio del Senato della Repubblica, promossa dalla Provincia di Roma con la collaborazione della Commissione delle Elette  di Palazzo Valentini e dell’Associazione Internazionale Artisti.
Periferie Corsare, Omaggio a P.P.Pasolini, Teatro S. Maria della Pietà, Roma;
Festival Delle Controculture, Letteratura/ Lettura in carcere, San Lorenzo, Roma;
– X Festival Mondiale per la Poesia, Caracas, Venezuela;
– Etica Globale e Pari Opportunità: il contributo delle donne allo sviluppo dell’Europa e del Mediterraneo”, concorso bandito dall’Unesco di Torino , con la selezione di quattro testi, pubblicazione e traduzione in 14 lingue, tra cui diversi idiomi del Nord Africa.
Nel 2013 pubblica la sua prima silloge poetica dal titolo Percorsi di vetro, con De-Comporre Edizioni, casa editrice di Gaeta, prefazione dlla scrittrice Agnese Moro, post fazione della poetessa scritrice, Sandra Cervone;  nel 2017 la sua seconda raccolta, La parola detta, prefata dalla poetessa scrittrice Cinzia Marulli, edita da La Vita Felice, di Milano.
Nel 2015, invitata dalla Galleria Biffi di Piacenza, nell’ambito della Rassegna Poetica – Leggere poesie,  che vede il passaggio di Chandra Livia Candiani, Giovanna Rosadini e Laura Liberale, partecipa con una sua performance, coinvolgendo il poeta Franco Di Carlo, in contemporanea con una retrospettiva dedicata al pittore Jean Dubuffet e dell’esposizione di una istallazione  dell’artista Silvana Leonardi.
Ha ottenuto diversi riconoscimenti e menzioni, tra cui la Menzione speciale della giuria nel Premio Nazionale di Poesia Terra di Virgilio, nell’ambito del Festival Internazionale Virgilio, Mantova Poesia, 2017