La voliera

Il giardino e la sua gabbia vuota, da riempire coi silenzi. Parlavi sempre dei silenzi, tu; di quelli che non dicono, che scavano fossati, che distendono in bell’ordine le ciocche tagliate e ne fanno corde per i polsi. Parlavi di silenzi che non so. Mi resti, ora; con le parole che non avrei voluto e questo pianto di neve sui … Continue reading

Souvenirs

Arriverà finalmente il giorno in cui tutta la nostra storia sarà scritta dentro un brutto portachiavi di plexiglass; allora guarderemo le nostre cotonature in formato 9×13 senza sentirci sopraffatti. Continuerai a regalarmi boccette di zagara e chiavi di serrature cambiate: tutte cose che potrebbero salvarci. Ma al momento mi serve spazio. Io stessa ricetto polvere in attesa di qualcuno che … Continue reading

Dolcemente

Mi piace questo caldo: rende la cera molle, m’invoglia a nidificare. I disegni sulla pelle non si sciolgono, i lacci si. Per questo ti scivolo via dalle unghie anche se cerchi di piegarmi dolcemente come fai col giornale di oggi prima di leggerlo. (Foto: Natalia Drepina)

Le gerbere

Non ti ho comprato le gerbere. “Abbiamo colori bellissimi, oggi” diceva la signora dei fiori. Colori. Bellissimi. C’era un azzurro che tremava nelle ossa: inverno e rimpianto. Giallo il polline che il vento portava lontano tra gli aranceti e il mare; dove la vita ti urla negli occhi. E sotto l’erba, petali ancora freschi che nessuno ricorda: il viola delle … Continue reading

Seminare il buio

L’unica mia luce: il riflesso delle bugie fra le scapole dorate, le candele dei ristoranti panoramici in una sera dove niente ha sapore e dove spugne imbevute d’aceto nutrono le vene vuote delle orchidee per qualche ora; poi, sarà il morire oppure no; non ha più importanza. (Foto: Alfred Johnston)

La casa dei venti

Hanno portato via gli specchi, i bicchieri dal lungo gambo e il vapore del caffè fatto fresco che ingialliva i tuoi fiori di stoffa. Nudo di sole il muro ricorda le ombre che amavi: una piccola testa ricciuta, l’angolo di un finto Velàzquez, la tua vestaglia d’estate dimenticata appesa. Non rimpiangerle. Come l’aria troverai nuovi modi per confonderti con gli … Continue reading

Movida

Usciamo. In larghe fascine raccoglieremo i rami secchi dell’inguine per non sentire il nodo che ci stringe. L’incensiere manda fumi: la sola notte possibile è quella che il tacco non dice. Così – prosaicamente – il cielo spegne intonso il volo delle luci su un epilogo di occhiaie e di albe stinte. ( Ph: Monica Galvan Photography)

Svernare

Sei una stagione che non esiste. Non hai braccia e non hai gambe; caldo e mosche vecchie ti muoiono in grembo come su acini non colti. Chiusa nel tuo pistillo hai germinato inverni di tazze a tema, fra i Limoges e i fiori di vetro: lunghi inverni. Lividi. Buchi sulle foglie. Piccole mani su cui riflettere. I tuoi capelli sfioravano … Continue reading

Ridi

Ci siamo messi un rametto fra i capelli – un rametto per uno – che spero ti distolga l’attenzione dai miei mocassini senza calze; il tailleur è freddo, e veste goffo nella luce umida del dopopioggia. Sorridere abbracciati in questa strada lucida di guerra assorda come una vetrata improvvisa che s’infrange nel sonno; però ridi e spendi tutte le tue … Continue reading

Potresti

Potresti attutire il rumore che faccio cadendo; con le mani invece rabbocchi quello che non manca e mi peschi a caso dal sacco delle foglie. Ho voglia di liquirizia: ma non ricordo più la strada che porta alle tue tasche. Sotto la lampadina a risparmio si diventa letargici, ragionando d’uva buona e del mare sotto i treni e delle lenti … Continue reading

Le piccole cose

Mi mangio le unghie e poi ti lamenti che non riesco a smettere; non ricordi il gusto che lasciava la bicicletta vecchia, e non mi frughi nella treccia per trovarci le pezze e le nenie che mi canto come se mi avessi guardato dormire. Oggi quel poco di azzurro si scioglie via dagli occhi con l’agro dei mandarini e il … Continue reading

Non ero io

Tutto può dirsi col nodo alla cravatta fatto al punto giusto per strozzarsi, e la scriminatura sul lato liscio; con una ridda  di petali esausti ad ammorbidire la polvere, simili in tutto ai niente finti raccontati al bar. Su questi niente fluttuo con l’incoscienza rosea sulle labbra e il passo lieve;  ma i giorni mentono. Mentono, con tutte quelle ore … Continue reading

Impasse

Quello che non sapevo è che anche le cornici s’impolverano qualche volta; e hanno l’odore dell’amore rimasto in gola, quel dolce triste della frutta cotta nelle cene ordinarie. Noi. Noi e i silenzi. Noi e gli alti specchi. Noi e il muro dei quadri grandi e brutti che dovevano esserci. Fuori, invece. Fuori c’erano i gelsomini di notte e tutti … Continue reading

Vagabondaggi

E siamo già quel niente che ci aspetta: il vecchio amore gracchiato dal marranzano di passaggio – sempre lo stesso – un’agave spaccata sul ciglio della strada e polvere, tanta polvere nel sole crudo delle tre, l’occhio dimesso di una donna dietro le persiane e tutto quello che d’estate si replica: il piede bagnato dentro il sabot, la sete, i … Continue reading

Senza rossetto

Tu sai a cosa penso se mi chiedono di scrivere dentro a una di quelle finestrelle di carta che si aprono: non al cestino del pane usato per la frutta, non alla crocchia, al grembiule che copre una parola di troppo o alle posture forzate che hanno gli arti dolorosi e il cuore duro dei vecchi; penso ai baci dati … Continue reading

Sestante

Fammi un piacere: inventati un dolore, un dolore qualsiasi. Non coprirti gli occhi con le mani mentre cambio l’acqua ai fiori finti. Ho le unghie spezzate per il troppo scavare. Imbastiscimi male l’orlo della gonna togli la sinistra da tutte le mie scarpe aiutami – anche oggi – a non accadere

Che differenza c’è

E’ giugno e c’è brina sui vetri; e c’è che anche solo sfiorarci le spalle ci ridà i vecchi odori delle pesche masticate con la sabbia. Ma chissà a cosa pensi davvero, ora che mi racconti l’ultimo rimedio per i capelli, ora che niente ci assomiglia; tutto precocemente vizzo; e noi sempre più monche di giorni, di occhi e di … Continue reading

Velvet

Cercami dove tutto finisce. Lento è il lavorìo dell’alga; ossida le chiglie nel canale. Mentre io fiorisco ancora negli autunni di mezzo, quando le ore sono asfodeli sotto i porticati e il pettine odora di colonia per bambini. Ho voluto un nido oltre le cortine, sulle rocce a strapiombo, un vecchio merletto per proteggermi le spalle come fosse ombra.