La gabbia

C’è una mia costola che aspetta, un’altra è rampicante. La terza è il lenzuolo vecchio che è volato via perché avevo dimenticato le mollette e l’ultima sei tu, che continui a cedere scoprendo il cuore: un fragile contenitore di voci. (Ph: Laura Makabresku)

L’approdo

Il gravame del giorno ha luci smesse e un torace color carne riempito con la gomma. Quella   dei fiori dipinti, sai è una lenta agonia. Nessuna traccia   d’azzurro, nella pagliuzza ocra a reggermi la lampada di notte: il buio mi traghetta   sui detriti di una corsia qualunque spinta da grosse mani senza nome. Dalla fessura   vedrò … Continue reading

La ringhiera

Mi basta un semplice polsino sformato per nascondermi coi fazzoletti sporchi; sono passati giorni dall’ultima volta che ho contato i cento colpi rimasti sulla spazzola. Colpa del mortaio, che mi trasforma in una macchia feroce mischiandomi alla sabbia, a drenare inguini gelati e umori retinali. Chi sono io? Tolto il frammento alla finestra chiusa restano   rifrazioni   e unghie … Continue reading

Idola

Arrivi al punto che tutte le voci ti collassano una sull’altra, come piani di un crollo annunciato; impossibile distinguere la voce di un bambino dal latrato di un cane. Puoi solo immaginare nuche albine, perlescenti. E pensare che di queste pseudo-vite da tramonto aranciato sullo sfondo sia più cosciente la tua tazza incrostata di caffè vecchio e di smunte certezze; … Continue reading

La lanciatrice di coltelli

Ricordi il truce dondolio del turibolo inodore fra due lame affilate, ricordi? Ero io, che attendevo la sentenza scorrermi in un rivolo osceno dalla vita in giù, come dal fiume al mare. E ora non mi resta che legare corde ai ramoscelli, per segnare il cammino. Seguo la corrente, in attesa di un vento che mi strappi dalle vene un … Continue reading