#22

Sai a rifletterci bene ho dato quel che potevo. Non mi sento in colpa per avere offerto ogni energia che nel petto lavoravo. Ho capito che, quando ho aperto le braccia in molti si sono accodati con la forza di chi vuole male E che se forse le cose rapidamente cadono non tutto è finito veramente così in basso quanto … Continue reading

#19

La nostra cruda sentenza sa di bacco e formaldeide. Ha ossa preparate per noi che cerchiamo quel piacere rattrappendo nelle forme di un segugio senza preda. Porta in grembo l’ingiustizia con le braccia apparecchiate E nel cuore ha già le scuse di un trionfo che ci opprime.    

#17

Io indosso un semplice saluto mentre nudo il mondo avanza un breve rimorso per il futuro. Ma tu, hai l’incanto intero intorno: un rievocare rondini d’estate quando cammini verso casa. Il grigio scaltro, ha di già sbiadito la mia apprensione E certo, è troppo arduo il tragitto per questa sete disseminata. In trasparenza resta solo l’efficace arsura di chi ha … Continue reading

Uno dopo l’altro

Un mattone dopo l’altro; piano si è chiusa la fessura. Il buio che dimora nella cella è volato via dal sole… Un mattone uno dopo l’altro uno strillo dopo l’altro quel ringhiare di cazzuola levigando il bel cemento. Bastardi. Bastardi senza amore. Non scuotete queste braccia come drappi! Non scorgete gli impietriti? Coloro che più non colgono E restano immobili … Continue reading

#15

Quanto amai nell’età della rinuncia. Fui uno schianto sul simposio come carta che si affligge. Poco di questo oggi; mentre cado silenzioso nella scorza più matura. Quanto? Del contare a mani schiuse in quei sogni di bambino ogni giorno più distanti. Resta il poco, un capofitto. La ricerca di domande con risposte manifeste.

#14

Non ho una fine in questo tiepido sussurro di tramontana. Raccoglimi e poi dipingi l’esultare tiepido dell’inadeguatezza. Precludimi dal sogno smorzato e scorgi l’embrione impoverito in queste foci asciutte e disagiate. Lasciami un nascondiglio, ti prego. Un grembo vuoto in cui svernare da quell’orrida sporgenza che pedina. Lascia che la casa persegua l’abitante E che del poco di me si … Continue reading

E io sono qui.

Ti guardo giocare racimola giorni nei pugni. Così hai nutrito l’alba, con il cuore nella mano in una finestra fissata tra sogni, scricchiolii e desideri. Nel celeste si apre il tuo fare; lontano si schermano afflizioni… Un corso, specchia ginocchia sbucciate nascita e paradiso. E io sono qui.

Ricominciare

Vorrei ricominciare a scrivere con l’illusione Trovare parole e cemento su guanti calzati per caso. Vorrei, un sodalizio dal calmo spazio dei colli al lastricato pattume in quartiere. Riunire l’inconsueto gioire di molti alla calma afflizione dei preti. Redigere da questa pantomima riaccesa o dal silenzio di qualche defunto l’inganno.