Le favole mi annoiano

Sono le mani più piccole e quelle più bianche a scomparire prima dietro il bricco del tè o dietro cornici divenute opache a forza di alloggiare vite sbiadite. Ma il nostro è tutto un gioco, lo sai. Giochiamo a nasconderci dagli anni invisibili, dove il cielo ci cade ogni mattina sul davanzale come un uccello ferito; e dove tu sei … Continue reading

NON È PIÙ FORTE

il pensiero, del corpo no, ché domani imprevista verrà una pace ad allagarti le meningi di quiete sarà il tramonto del solletico che fa il polline al petalo sarà l’alba di un nuovo corpo e dalla roccia rotta uno zampillo che ignoravi sarà pensiero. E verrà dopo * Sarà un gioco di specchi ma chi vorrà cadere in faccia a … Continue reading

Orologi (meccanismi d’incastro di Luciana Luzi & Catia Dinoni)

Mi piacciono gli orologi a carica manuale e quelli automatici, piccolini da donne di altri tempi, simili a bracciali, ma anche da uomo, grandi, con i meccanismi visibili o con la catenella. Mi piacciono perché non sia una pila a regolare la funzione di dirmi l’ora, ma una mia azione, che sia io col movimento del polso o con il … Continue reading

T’ASPETTO DALL’ALTRA PARTE DELLA PORTA

dove il cielo è realmente azzurro e le catene sono anelli che indipendenti fluttuano dove la gioia dell’assenza di peso è luce da donare e il canto degli uccelli è trillo interiore. In questo mondo capovolto dove la mente si spacca e s’apre versando nettare e l’essere nudo si mostra senza paura t’aspetto. Laddove le ali per una buona volta … Continue reading

FUI TRA CHI URLAVA

e urlai fui tra chi era voltato e mi voltai fui tra chi rideva e risi. Ogni volta mi parve d’aver ragione ma ora sono ferma in folle e indecisa sulla nuance mi sventaglio con questa decorazione multicolore col tono del suo contorno e del suo contrario *** AM FOST PRINTRE CEI CE URLAU și-am urlat am fost printre cei … Continue reading

La casa dei venti

Hanno portato via gli specchi, i bicchieri dal lungo gambo e il vapore del caffè fatto fresco che ingialliva i tuoi fiori di stoffa. Nudo di sole il muro ricorda le ombre che amavi: una piccola testa ricciuta, l’angolo di un finto Velàzquez, la tua vestaglia d’estate dimenticata appesa. Non rimpiangerle. Come l’aria troverai nuovi modi per confonderti con gli … Continue reading

Non ero io

Tutto può dirsi col nodo alla cravatta fatto al punto giusto per strozzarsi, e la scriminatura sul lato liscio; con una ridda  di petali esausti ad ammorbidire la polvere, simili in tutto ai niente finti raccontati al bar. Su questi niente fluttuo con l’incoscienza rosea sulle labbra e il passo lieve;  ma i giorni mentono. Mentono, con tutte quelle ore … Continue reading

Vagabondaggi

E siamo già quel niente che ci aspetta: il vecchio amore gracchiato dal marranzano di passaggio – sempre lo stesso – un’agave spaccata sul ciglio della strada e polvere, tanta polvere nel sole crudo delle tre, l’occhio dimesso di una donna dietro le persiane e tutto quello che d’estate si replica: il piede bagnato dentro il sabot, la sete, i … Continue reading

Che differenza c’è

E’ giugno e c’è brina sui vetri; e c’è che anche solo sfiorarci le spalle ci ridà i vecchi odori delle pesche masticate con la sabbia. Ma chissà a cosa pensi davvero, ora che mi racconti l’ultimo rimedio per i capelli, ora che niente ci assomiglia; tutto precocemente vizzo; e noi sempre più monche di giorni, di occhi e di … Continue reading

Pelle e vetro

Via i muri; da tutte le parti mi premono alberi, alberi sulle gambe come radici mozzate, alberi a sventrare l’orsacchiotto che sa e grida di vento, vento che fa le foglie rosse e le mie labbra rosse, e le ferite più rosse e grida che ammutoliscono i sogni, sogni da due lire di una bimba che non pesa, sogni di … Continue reading

Ti vorrei ascoltare

Ricordami quel vento di capelli chiari, il tuo passo leggero disseminato di chiodi raccontami il paese, col grigiore finto-dormiente delle case, e un’afa di mele mature per le salite ombrose; e dimmi delle vendemmie, e del cielo aspro e antico dove tutto svaniva. Dimmi. Di te, del fumo denso nelle chiese, e dei canti come dogmi intrisi d’incenso e di … Continue reading

La stanza degli specchi

Quel ricamare pile di fazzoletti listati con la stessa iniziale, qualcosa di liturgico   quel vaso sul davanzale sbagliato quel foulard di seta quando fuori faceva -3   e la scatola di latta, con gli aghi e i bottoni in mezzo ai vecchi sfiati del burro; allora   le zollette galleggiavano dentro il mio tè senza squagliarsi. Perché le lentiggini … Continue reading

La noncuranza

I calzettoni a trecce, una biforcazione nella nebbia di due gambe strette: il tuo lettino   vuoto, e io che sentivo sfilacciarmi dentro. Restami, stanotte: restami   sulle guance come fiato. Un monologo di ditate sul muro mi racconta i passi incerti   gli animali di pezza, i legamenti adunchi di un si, di un no, di un forse pronunciati … Continue reading

Le tue mani erano piccole

Indefinibile   quel vento senza odori: il vecchio vaso sudava sangue di terra dalle crepe. Lo scheletro   nodoso piantato nel mezzo era stato una rosa: così la terrazza ingialliva   sui tuoi capelli ancora fini. Giocavi. Dondolavi altalene vuote dentro squarci neri di palazzi; giocavi. Soffiavi tra le foglie   per dispetto alla fuga delle stanze dove andava a … Continue reading

La città dei fiori chiari

La signora delle bambole si chiamava Clara: la vetrina   berciava immagini di plastica viziata e il mio piccolo cappotto, e il tuo   in frammenti sparsi. C’erano balconi dai gerani violenti   e fa diesis urlati dietro tende sempre chiuse; c’erano   fiori chiari sulle tue mani   sottili come giunchi d’acqua  

PER RICORDI (di Abdel Kader Konate)

              Caso dei miei ricordi, come questi giorni senza notte, come questo stato senza tempo, strana strada della mente, non c’è né inizio né fine, l’irrealtà della vita indietro con tanti sogni, tante emozioni per un futuro, per dei ricordi.     Abdel Kader Konate

Gli spifferi raffreddano i ricordi

Se la paresi attacca il lato acefalo non temere: le lische ammucchiate nell’angolo giacciono silenziose. Con le tue piccole dita sai tessere   indovinelli, e steli di frangipane : un ordito condiscendente per bozzoli svernati, e vasche d’opale dal piede leonino. Qui   maledizioni antiche tenevano insieme mascelle e radici di vite, e un grembo ancora acerbo sgravava in seppia. … Continue reading