Vera Q

Vera-Q

Biografia: Scribacchina nata, vissuta e vivente. Almeno per ora. Pardon: grattatina di palle doverosa. Autunnale, fumatrice incallita, gattofila, nottambula, adoratrice di tè e tisane ma, sopra ogni cosa, scrittrice per passione. Amante del nero in ogni sua forma, e non solo perché snellisce, vado oltremodo fiera del mio personalissimo angolo del kitsch casalingo, dove ninnoli macabri vari ed eventuali hanno il ruolo dei protagonisti.

Dicono di me: Vera Q. è la classica persona che conosci da una vita, e poi un giorno ti chiede di accompagnarla nel bosco con una pala. (Luigi Pellini)

Per chi volesse contattarmi questa è la mia pagina Facebook: Vera Q

LIBRI

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  • La croce – gennaio 2015

lacroce

Sinossi:
Quando si segna l’ubicazione di un tesoro su una mappa si annota una X.
Ma se è il Destino ad assegnarla, il Cammino diventa l’Incognita.
Miruna è madre, consacrata alla prole.
Amelia è madre, consacrata alla prole.
E in qualche modo, entrambe sono dipendenti da una sostanza.
Una dal sangue, l’altra dall’eroina.
La prima, a capo di un clan di Notturne, vampire, predatrici della razza umana.
La seconda, dedita alla fuga dal suo mondo lisergico.
La croce racconta il tortuoso percorso di due creature ai margini e della loro caccia al bene più prezioso: la Vita.
Uno scritto morboso, violento. La ricerca di una virgola da mettere sulla propria esistenza, laddove, invece, c’è un definitivo ed inestirpabile punto.

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Estratto dal primo capitolo de La croce.

1. Notturnia

Prendi la tua Arroganza e intrecciala.
Fanne un robusto cappio.
Forte, vigoroso, tale da reggere la Presunzione che ti contraddistingue.
E impiccati nel Giardino dei Sentimenti, all’albero della Comprensione, arbusto che in te non è mai riuscito a mettere radici.

«Aglio?»
«Funziona» rispose Strigoia. La voce era tagliente. Un fastidioso ronzio affilatissimo.
La femmina asciutta dominava, imperturbabile, la spianata.
E la cocente brezza estiva imprigionava l’esile figura in un caldo amplesso stagnante. Quanto unilaterale.
Dragaica, frattanto, la fissava. E pendeva dalle sue labbra. E si beava di ogni indecifrabile pausa.
Adesso il crepuscolo lambiva i filari. Ripudiava gli ultimi sprazzi di luce, sconfessandoli. Le sagome grigie della pioppaia s’imponevano aspre, e l’odore della notte saliva maestoso dall’umida terra.
Così, Dragaica fece un balzo all’indietro. Una capriola lesta.
E corse al primo albero, arrampicandosi frenetica. Agile, una fanciulla acerba, primaverile.
Arti in movimento, tutto un fremito, per domare il tronco con un abbraccio sgraziato, potente e scomposto. Una sfida muscolare. Nervosa.
«Crocifisso?» domandò di getto alla sorella, con veemenza. Era piena d’anima, e l’intero cosmo era per lei da mungere.
«Ma per favore…»
«Paletto nel cuore? Acqua Santa?»
«Sì al primo, no alla seconda. E niente scampagnate diurne, l’abbronzatura è per la plebe» concluse Strigoia, stringata, stracarica di quel terzo grado petulante. E si voltò verso gli argini del canalone artificiale, vittima soprattutto della calura.
E dunque, si guardò attorno studiando una quercia. Sognante. Cupida di solitudine.
La piccola, la pupetta, era incontenibile. E la pazienza di Strigoia inesistente.
Si arrogò, pertanto, una piccola pausa dall’interrogatorio.
Difatti, aprì le ali e cercò il cielo.
«Se mi lasci sola lo dirò a nostra Madre» miagolò maligna Dragaica. E ondeggiava. Era in cima, in alto, altissimo. Sulla sommità del flessuoso pioppo. Sconfitto, suo.
Strigoia chiuse gli occhi, chiuse le ali e chiuse le braccia al petto.
«Che cosa diavolo vuoi adesso?» ruggì graffiante. Il visetto appuntito.
«Dimmi di loro.» Dragaica si lanciò nel vuoto, lieve, una piuma. Una corrente ascensionale incrociò quel suo planare, cullandola.
Il fossato rigurgitava energia briosa: la frenetica attività degli insetti colmava il silenzio del tramonto, e le rane, a pelo d’acqua, attendevano la preda immerse in uno specchio palustre, un succo verdognolo screziato da oblunghi aloni marroni. E quella tovaglia macchiata di sugo ribolliva.
Oltre, la sterile periferia della città di mare; oltre, la baia; oltre, l’infinito.
«Parlami degli uomini, un’altra volta» insisteva la piccola. Una raffica d’innocenza morbosa.
E Strigoia sorrise, arrendevole.
Respirava la Terra, figlia dei suoi anfratti bui.
Era un parto della Notte. Un’abitante della tenebra. E non desiderava essere altro.
Sicché salutò l’imbrunire, avvolta dall’oscurità. Come di consueto. Come le diceva il suo istinto.
«Caldi, sudati…» replicò vellutata, e l’acquolina l’assalì. Ardente, incontrollabile, matta.
E voleva bere, e voleva dissetarsi, e voleva riempirsi, e zavorrarsi fino a saturazione. E poi dilaniare, e poi strappare, e poi mordere. Ed affondare, tutta, nel rosso.

(continua nell’ebook)

Estratto dal secondo capitolo de La croce.

2. Shiny Happy People

L’odore era insopportabile.
Aderiva alle pareti del bagno. Marcio. Simile alla Morte.
Dalla finestra, un’opulenta canicola notturna si conficcava tra gli stucchi scalcagnati, riempiendoli d’estate.
La tenda a fiori si muoveva appena, oscillava. Un vecchio claudicante.
Persino il modello floreale, stampato sul tessuto del drappo, era sfiorito.
E il sobborgo boccheggiava, e con lui gli abitanti. Tutti.
E la vita si presentava in tale modo: ti adulava tendendoti la mano, ma non era altro che corruzione, un malefico spirito che ti divorava e andava di corpo. Evacuato, consunto e dimenticato: così ti riduceva. Così ti annientava.
E Amelia tossì.
E la tubatura nella stanza adiacente tossì.
E il lavandino tossì, e con esso tossì pure il bidet.
Gorgogliavano catarrosi. Erano tutti infettati d’esistenza. Imbevuti.
La giovane donna era seminuda, sdraiata sul pavimento in maiolica.
Il tonfo le aveva fatto perdere i sensi per alcuni minuti.
Aveva i capelli corti, unti e forse biondi, se solo li avesse lavati. E respirava con affanno.
Quindi, intontita, inquadrò una ragnatela ancorata al water, e fu ammaliata dai fili argentei.
L’alacre tessitore era un puntino maculato al centro di quella magione di seta.
Riluceva nel bianco del sanitario. E il luccichio del faretto lo sferzava, frenetico.
E le sarebbe stato sufficiente stendere il piede per rovinare quell’opera d’arte perfetta.
Un’infantile rivincita su chi le appariva soddisfatto del suo industrioso microcosmo.
Ed invece Amelia sospirò stanchissima e serrò le palpebre.
Ma doveva divorziare da quel buco maleodorante, e doveva vestirsi, e doveva andare da sua figlia.
Perciò, tastò le mattonelle a casaccio e venne premiata dalla Dea Bendata. L’eroina era lì.
Non l’aveva sognato.
Ed era tanta.
E lo aveva fottuto, e lo aveva inculato. Spogliato, razziato e stuprato. Quel che lui aveva fatto a lei.
E faceva. E avrebbe fatto, all’infinito.
Amelia lavorava per Antares da circa due anni.
L’infausto sodalizio era avvenuto per strada, la sua dimora d’allora.
Lei batteva, lui incassava. E per tenerla buona la pasceva ad eroina.
Un pappone. Uno spacciatore. Un delinquente come tanti e con un nutrito seguito di leccaculo.
Se non che, venti giorni prima, Amelia aveva dato alla luce un fagottino magro.
Sola, sul cesso. Il suo cesso. Lo stesso cesso puzzolente che, adesso, cromava l’alloggio.

(continua nell’ebook)

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  • La bestia – agosto 2014

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Sinossi:
La bestia è un racconto di morte, nel quale i terrori e le cicatrici che hanno segnato la storia d’ascesa del genere umano diventano parte delle vicissitudini quotidiane.
Una stanza alla fine del mondo, dove la furia va alla conquista di spazio e vita.
Enrichetta è una persona felice.
L’arconte K., altrettanto.
Ciò che li accomuna è l’inesorabile legge dell’evoluzione. Precetto che vede un solo vincitore nell’eterna lotta per la sopravvivenza.
Uno scritto che percorre, con amarezza, un insolito inquietante cammino dell’uomo.

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  • L’Altro – febbraio 2014

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Sinossi:
Manuel Vignola è un uomo assorto nell’esplorazione del proprio io.
Con lui, ad affrontare questa inconsueta catarsi, una moglie distratta, due gemelle peperine e “L’Altro”: un consulente alquanto stravagante.
Un diario di bordo dipinto di rosso.
Un thriller grottesco che mette a nudo le piccolezze dell’animo umano e tesse nuovi rivoluzionari atti di crudeltà e liberazione.

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  • Io sono morto – luglio 2013

iosonomorto

Sinossi:
Io sono morto è un thriller surreale, una commedia nera che inizia dalla fine.
PierPaolo Fabbris, imprenditore cinquantenne, muore stroncato da un infarto e scoprirà, a sue spese, quanto può essere complicata la vita dopo il trapasso: certezze che si dissolvono per lasciare spazio a nuove strampalate realtà.
Fede, superstizione, Dei e Demoni, una giostra multicolore nel tetro Luna Park della Morte, nel quale vittime e carnefici si contendono l’ambito scettro del potere.
Un viaggio insolito, morboso e singolare all’insegna del paradosso.

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  • 2017 A.D. – marzo 2013

2017AD

Sinossi:
2017 A.D. è un romanzo ambientato in un futuro prossimo tutt’altro che roseo, dove quattro vicini di casa condividono ben più del solo pianerottolo.
Mister G., il Vecchio, la Bionda ed il Medico: questi i loro soprannomi.
In un mondo sottosopra e claustrofobico, nel quale ogni cosa non è ciò che sembra, un nomignolo non può che snellire la faticosa mansione quotidiana del mantenersi in vita.
Impresa davvero complicata quando è il caos a regnare.
Un thriller psicologico, irriverente, a tinte scure, in cui ogni piccolo tassello ha il compito di sorreggere ed alimentare il Puzzle dell’Alienazione.

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  • La scatola di cioccolatini di Silvia… (e di altre crudeltà) – giugno 2012

lascatola

Sinossi:
La scatola di cioccolatini di Silvia… (e di altre crudeltà) è un libro articolato in quattro romanzi brevi uniti dallo stesso filo conduttore e dalla medesima matrice: il degrado morale.
Le storie presentate sono comuni e davvero vicine a quella quotidianità che mastichiamo tutti ogni santo giorno.
Gli “eroi” descritti, però, sono colorati di nero e senza redenzione alcuna, tuttavia sono così umani da risultare persino simpatici forse perché noi stessi, nella loro situazione, ci ritroveremmo ad accarezzare le stesse idee folli.
Non c’è alcun riscatto in questi scritti, ma solo la coscienza, tra il serio, l’ironico, il cinico ed il faceto che sono gli agnelli a trasformarsi nei peggiori lupi e non viceversa.

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