VORREI CHE FOSSE QUELLA (firma in calce)

Alfio si presenta in posta il primo Marzo
con un tempo secco che sarebbe
da dare il rame alle olive e invece
è il tempo di prender paga
senza bisogno d’alzare più un dito.
E c’è poco da dire visto che ha iniziato
a quindici anni a far su e giù per le fasce
e di contributi ne ha una roba come
quarant’anni, poco da eccepire per carità
eppure
lo stesso c’è qualcosa
che non quadra quest’oggi qualcosa
che non va se Alfio se ne sta lì
e si guarda le scarpe
con le orecchie chiazzate
di rosso come il legno dei tini.
E insomma sarà anche vero
che a lui non gliene è mai fregato
niente di ‘sta cosa di non saper scrivere
né leggere mai niente figurati
che ci venissero loro gli studiati
a tirar giù un castagno di quelli
grossi con l’accetta e basta
ma è pure vero che oggi quella croce
su quel modulo con la mano crespa
di rughe e i peli bianchi sul polso
quella croce lì sotto per prendere
i soldi che gli spettano
pesa come non fossero nemmeno
roba sua quei soldi e così
mentre torna a casa scuotendo
la testa giura che quella è l’ultima volta
che firma il modulo della pensione
con la croce
l’ultima gli venissero
le verruche ai piedi.
E va così la storia
che Alfio frequenta la scuola serale
con Aziz che ha preso il posto suo
in azienda e dopo tre mesi di esercizi
rientra in posta e quando gli danno
la ricevuta mette gli occhiali serio serio
poi prende la penna che sembra
uno stuzzichino nella mano e firma
scritto grosso Alfio Casciaro
e ci fa pure un ghirigoro in fondo.
E mentre se ne esce
con le sue tre mensilità e la penna
nel taschino della giacca
che sembra un professore
sa niente Alfio
che quella è l’ultima volta
che ritira la sua pensione di persona
sa niente che tra pochi giorni comincerà
ad andare di corpo a pallini
come le capre
e che quella firma
su un pezzo di carta prestampato
destinata al macero domani insieme
a mille altre firme in calce
sarà l’ultima inutile sua impresa.
E penso col mio occhio di studiato
guardando l’impiegato
svogliato gettare il foglio nel cassetto
penso
quanto vorrei che fosse bella
la mia voce come questa fatica
che non è servita a niente
che fosse quella firma tremante
ogni poesia che scrivo, una nota
intonata che nessuno sente
come sfugge e si perde
un pensiero
che solo per un attimo
ha sfiorato il vero.

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