Breve sonata per blues e illusione

Ti suonerei come un Charleston,

con una cassa in tempo dispari,

e valanghe di rullate.

Ti suonerei con due dita in bicordo

tra le labbra, arpeggiandoti i seni

bianchi.

Ti suonerei tra il sole filtrato e

ti urlerei quando crepa sui

turni serali.

Ti suonerei sussurrandoti,

stonato e sbronzo,

soffiandoti jazz sul collo.

Ti suonerei legno, materasso,

piastrelle e specchio.

Ti suonerei città straniere.

Ti suonerei sbagliando,

per ricominciare da capo

e sbaglierei un altra volta

per riprenderti in note

precedenti.

Ti suonerei progressive-rock,

ignorando gli standard.

Ti suonerei nuova, per

pensieri assolutamente

innovativi.

Ti innoverei pensandoti

suonata con la coscienza

spalancata.

Io ti schienerei per pelle

e capelli.

Io ti specialmente fragile,

perchè tu mi muri fuori,

mi idea per cassa e voce.

Io ti tu mi.

elvin jones

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Andrea Doro

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