La camicia bianca

Hai gli occhi come ali

di aerei in partenza e

nel cuore, una catena olandese

come una bicicletta appoggiata

ad un muro.

 

Troppi nodi nelle vele, la tua

nave, con il nome di qualche

tempesta ormai solamente casa

per molluschi. Parassiti

rosicchianti del tuo legno,

ruggine dai chiodi e vernice

addentata dal sale

quotidianamente.

 

Cosa ti rimane dei

ricordi delle onde?

Quanto speri nella

luna? Nel grecale?

 

Una camicia bianca

che appesa sembra

chiederti, dove

hai messo il jolly

roger?

 

I mattoni davanti

al mare, ci vedranno

passare trascinando

i passi ubriachi,

spogliandoci di risate

aggrovigliate,

rovesceremo tutto  

su un letto di alghe.

 

Albeggeremo dal mare,

anche noi, tra gli scogli

delle vie del centro che

urtano ancora i turisti

mostrando la foto sbiadita

di un futuro scomparso.

 

Cosa mi rimane delle

ciglia dei sorrisi?

Quanto spero nei

fondali? Nelle sbronze?

 

Una camicia bianca

sempre appesa, da

ammainare o da usare

per far brutta figura.

 

Urlano il tuo nuovo

nome a rotazione,

adesso che sei nazione,

adesso che sei stazione,

adesso che sei padre

di cultura e madre di conflitti,

adesso che sei nomenclatura di

processi evolutivi,

adesso che sei tirannia,

adesso che sei nello spazio.

 

E la camicia bianca

appesa si macchia

di notte e di lampioni

e ti chiede a voce alta,

dove cazzo hai messo

il jolly roger?

 

 

 

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Andrea Doro

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