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Da quassù

le volte che tiro dalla vernice dei tuoi occhi un filo ed è una voce
e penso che sia mare il mare che ti porta e passo la luce oltre la luce del sentirti salire da ogni minimo fondo e ti vedo come se mi arrivasse dal futuro un ricordo di te adesso mentre vivi di alghe e conchiglie e sposti cosi bene dal pianto al sorriso che ancora non so quale corrente d’aria ti accenda i più bei nascondigli quale secondo prima l’attrito dei sogni sulla bocca e leggo la bellezza dentro la tua bellezza di foglie bagnate

ecco allora
considera la pioggia ferma
le forme dei corpi sulle panchine
la parola che non arriva
o solamente aspetta
considera la giostra dei miei occhi
quando sei vetro e ti soffio da un mondo lontano
quando ti sento ruotare nelle mie poesie e saliamo
e non guardiamo giù

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