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Giuseppe Vetromile – 3 POESIE INEDITE

Non ce lo aspettavamo. Ma le restrizioni che si sono rese necessarie per arginare il contagio di
questa maledetta pandemia, così come è stata definita, sono state improvvise, inaspettate, ed hanno
influito molto sui nostri comportamenti sociali e sulle nostre abitudini quotidiane. Forse una cosa
del genere non era mai stata vissuta dalla nostra generazione. Una “chiusura” improvvisa, netta, che
ha “oscurato” non solo la nostra vita materiale, dovendo rimanere obbligatoriamente chiusi in casa
ed uscire (alla chetichella ) solo per necessità impellenti e vitali, ma anche la nostra vita creativa, il
nostro morale, il nostro entusiasmo!
L’arte, e quindi anche la poesia, può facilmente subire l’influenza dello stato d’animo e in genere
dalle situazioni sociali del momento. Ma in tutti i modi l’attività creativa non si estingue, e la stessa
poesia, al di là di queste contaminazioni, può languire, affievolirsi, ma giammai spegnersi. Anzi, in
qualche caso può perfino accentuarsi, divenire più accorata, più incisiva, più sferzante, dolorosa,
nervosa, lancinante… Comunque sia, la poesia è una costante: il poeta vi si concede, di grazia,
tastando di continuo i segreti propri intimi rovelli, dubbi, timori causati da queste incertezze
storiche, epocali, globali: incertezze fisiche, materiali, ma anche psichiche se non addirittura
spirituali, visto che le Entità Divine, qualsiasi esse siano, sono completamente estranee e
indifferenti al nostro continuo suicidio planetario: e chi più ne ha, più ne metta, padroni delle
ferriere, a cavalcioni di una tigre indomita, manipolatori di gadgets a forma di cuori, assassini
mascherati da giustizieri acclarati.
La poesia in tutto questo pandemonio rimane sempre alta, quando è sincera, autentica e
progettualmente valida, proponente, indicatrice di un livello di vita alto o basso che sia, solare o
tenebroso che sia. La poesia apre sempre la porta sul mondo, ne trae e ne ritrae il sogno, la
speranza, la bontà, l’umanità.
Ed eccomi qui a tentare di aprire quella porta!
Giuseppe Vetromile
1.
Vienimi a prendere sul corollario del teorema
quando sarò appena una discreta ipotesi
vissuta di sbieco attraverso i muri
tra un dio e l’altro
accontentandomi del poco razionato in
lampi di luce
sarò fermo ad aspettarti alla fermata del quattro
che passa una volta sì e una no
e mi porterai all’eden
dove ormai sgangherato in carne ed ossa
sarò buono a rinascere mare
e sabbia
ho mani nude e quoziente zero
annullato dal crepuscolo
in un tempo che forse
amore
avrebbe alimentato fiamme interne
e protettive
vado al macero
mi troverai sparso tra le carte ammuffite
di questa mia poesia mai pienamente
vissuta
(marzo 2019)
***
2.
C’è sempre un inciampo che impedisce il proseguire
c’è una parte di noi che vorrebbe prolungarsi oltre la stanza
defluire nell’incertezza dell’ombra
travalicare le colonne d’ercole
seguire le tracce d’un mito
farsi trascinare da un sogno
ma la porta sta lì
piantata bene sui cardini
sbarrata
a volte però si schiude per un attimo
ma non lascia passare che un sentore
appena un’idea
un nostro debole grido
poi si richiude al netto dell’anima
e noi qui
sempre a ribussare
(marzo 202)
***
​3.
Sera:
l’aspettativa è terminata
nessuna cosa buona e neanche una rosa
qui tutto è ormai deturpato dalla nostra
malattia
e noi ancora a cercare la felicità in una favola
questa nostra impazzita varianza
ci devia il cuore dal creato
e quando saremo là
mia cara
non dirmi mai più che abbiamo in fondo
vissuto
solo la nostra parte terrena:
siamo fatti di parole di vento
e il paradiso è l’unica parola che la poesia
può trasformare in verità
(maggio 2020)
***
Giuseppe Vetromile è nato a Napoli nel 1949. Svolge la sua attività letteraria a Sant’Anastasia
(Na), città in cui risiede dal 1980. Ha ricevuto riconoscimenti sia per la poesia che per la narrativa
in importanti concorsi letterari nazionali. Numerosissimi sono stati i primi premi.
Ha pubblicato più di 20 di libri di poesie, gli ultimi dei quali sono Cantico del possibile approdo
(Scuderi, 2005), Inventari apocrifi (Bastogi, 2009), Ritratti in lavorazione (Edizioni del Calatino,
2011), Percorsi alternativi (Marcus Edizioni, 2013), Congiunzioni e rimarginature (Scuderi, 2015),
Il lato basso del quadrato (La Vita Felice, 2017), Proprietà dell’attesa (RPlibri, 2020), ed il libro di
narrativa Il signor Attilio Cìndramo e altri perdenti con (Kairos, 2010). Ha curato diverse antologie, tra le quali: Percezioni dell’invisibile , L’Arca Felice Edizioni di Mario Fresa, Salerno, 2013; Ifigenia siamo noi
(2015) e Mare nostro quotidiano (2018) per la Scuderi Editrice di Avellino. È il fondatore e il responsabile del Circolo Letterario Anastasiano . Fa parte di giurie in importanti concorsi letterari nazionali. Organizza incontri ed eventi letterari, tra cui le rassegne letterarie Il London Park Letterario a Sant’Anastasia, in collaborazione con Vanina Zaccaria, e Un caffè da Mancini presso la Libreria Mancini di Napoli in collaborazione con Gennaro M. Guaccio. È l’ideatore e il coordinatore del Premio Nazionale di Poesia “Città di Sant’Anastasia”. Cura diversi blog letterari (Circolo Letterario Anastasiano, Transiti Poetici, Taccuino Anastasiano, Selezione di Concorsi Letterari), ed inoltre collabora attivamente con altre associazioni e operatori culturali del territorio nella realizzazione di eventi letterari di rilievo, prodigandosi anche nella ricerca di nuovi “talenti” poetici.

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Stefania Di Lino

Una Risposta

  1. Grato a Bibbia d’asfalto e a Stefania di Lino per avermi ospitato qui dandomi la possibilità di esprimere una breve riflessione sullo stato delle cose, ancora sotto l’influenza (è proprio il caso di dirlo!) del “mostro” Covid19. Dobbiamo avere tutti la forza e la determinazione di andare avanti, soprattutto nell’arte e nella poesia, frequentandole e diffondendole quanto più è possibile. Grazie ancora di cuore a tutti e a coloro che vorranno dedicarmi un po’ del loro tempo nel leggere i miei scritti. Giuseppe Vetromile

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