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Il vecchio e il bambino

di quest’andare poi nei nascondigli a prenderci una luce abbiamo scritto
finanche detto e registrato con arte artigiana e ingoiato
che la parte migliore è un segreto intentato sotto i piedi
una parola rampicante gli archivi domestici a perdere i significati delle cose
a non dirli
quasi che il suono impiegasse vertigini a darsi e il tempo di un fiore a morire

io sto con le mie noie voragini a calmare la sete
con le mie rare vanghe a scalpitare questi non più fogli
che ho tradotto un circo nella testa
e ho tenuto girandole di biancospini da farne
imprudenze con la lingua
questa linguaccia dei sogni pianeti
che a tenerli sul dito
a dargli un nome un fianco di storia
non basta
perché una storia non è facile a dirsi
ora che vengo a decidermi sulle parole
non basta il seme di uno sguardo alla terra
che nasce narrata da sola
venendo da oriente

Così è sentirsi la febbre
toccarsi ai limiti dei nostri due emisferi
ad ascoltare a tacere:

c’era il fischio dei treni e c’erano i tralicci
il grano e la guerra ai finestrini
e c’era il tempo di darsi un bacio sulla mano
che la mano era industria perfetta
orribile
al pensiero
di contare i morti.

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