La rondine di guardia

Il nascondiglio
l’ho scoperto mio malgrado;
un luogo senza finestre,
carambole dense, enigmi di una camera oscura
dove non si osa guardare:
diamante nero nel pozzo,
fughe nere al lazo
e mani protese
al borotalco di nuvola.
Tieniti forte e non scivolare
il trotto dei boschi non può ferire,
se tremi all’aurora amare
sarà in mezzo alle pietre
urlando a mulattiere di passaggio.
Giaciglio l’imbroglio del capo mio,
bambino spaurito
il ciondolo è metallo duro
nel verso di una conquista.
Smettila di crescere l’ombra
lavandoti le mani
nei suoi giocattoli, lo sai,
devi togliere le virgole
fucilare i punti, le radici a terra
le puoi saltare, percorrerle ai margini,
inciamparci a sera quando scavi
il tronco con riccioli sfusi.
Alice guarda da sempre i gatti
e gli occhi ha visto:
promontori curiosi
dal guizzo che fugge
sui sentieri dei castagni a respirare
il fianco assopito.
Stai lì bambino tregua
il giorno non dimentica, il valico
non si liscia se non sei tu a volerlo
la memoria pende da uno specchietto,
l’incisione di un sogno ad ogni tornante
e tu un vagito che sanguina
ed io che non smetto di tenerti
per scongiurare una caduta.

 

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Catia Dinoni

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