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Lavandino 06:00 am

mi diedi una mia piccola scena del terrore:
la guerra dal divano alla televisione aveva
questo strano effetto sulla casa: l’erba saliva alle pareti
si arrampicava ai quadri, il lampadario prese a gocciolare.
All’improvviso cadde il pavimento:
un buco enorme una fossa profonda un sedimento
nero come la benzina;
-era la mia benzina lo spavento, l’urto, improvviso, il mancamento,
la cupola d’un tempo crollato, scaduto.

Mi affacciai e li vidi, erano lì che parlottavano, tra l’altro,
di uguaglianza e accoglienza. Facevano affari con la lingua si
leccavano.

Qualcuno mi tirò o mi spinse, non so come dire ma caddi. Ci caddi dentro, insomma.
Sentivo i miei da su che piangevano tenendosi stretti, poi, mi ripresero, e piano,
si tranquillizzarono.
Ora viviamo così, col buco in mezzo alla casa.
Non è complicato, dopotutto
abituarsi alle cose, quindi, credo, riempirò il buco con l’acqua e useremo barchette di carta per muoverci.
Verranno amici la sera e discuteremo, di tristezza e dolore, di fede e progresso, e persino d’amore, toccandoci coi remi, dicendo le solite sciocchezze e avendo giù dal culo
la paura che qualcuno di sotto tolga il tappo.

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