Marcello Buttazzo | Inediti 2021

 

In quest’era avvilita, ferita da centomila evenienze, come non affidarsi consapevolmente alla maestra poesia? In questo tempo di lacerate corde, la lettura dei versi dei vari autori può giovare, senz’altro, a edificare ponti conoscitivi con l’altro da sé, può permettere di scovare il senso dell’esistere e la ragione più vera delle stelle. È necessario più che mai un approccio intimamente antropologico, di scandaglio e di rispetto rigoroso dell’umano, di tutte le persone che traversano dignitosamente i cammini dell’alterna e incerta ventura. La lettura dei poeti fornisce la mappa per esplorare l’esistente e per mai arrendersi ai dogmi e alle verità precostituite. Parimenti, la scrittura può anche essere terapeutica, un urlo contro le ingiustizie. La scrittura può modulare il nostro caleidoscopio d’anima e sintonizzarlo su frequenze sostenibili. La poesia civile si presta a denunciare le storture d’un mondo capovolto, d’una società oberata dal peso delle iniquità. Un grande del Novecento letterario, Andrea Zanzotto, sovente nei suoi scritti ha biasimato la distruzione paesaggistica ad opera della prepotente mano antropica dell’uomo moderno. Anche la poesia d’amore adempie pienamente alla funzione gnoseologica, sa creare mari sconfinati di bellezza, di verecondo raggio. Arthur Rimbaud era un “visionario”, ha saputo preconizzare e costruire la poesia dell’avvenire. In questa contemporaneità scissa e frammentata, ci chiediamo: la poesia può avere ancora un compito d’assolvere? Oggi più che mai, lo studio dei poeti può giovare a rinsaldare uno status di più vivida coscienza. Lo studio dei poeti è l’antefatto, che ci fa penetrare nelle pieghe più profonde e sensibili, facendoci sfogliare pazientemente il grande libro della vita.

                                       Marcello Buttazzo

 

 

 

 

1)

Cosa s’aduna

su questa terra

di violacea asprezza?

Duro è il ferrigno cuore

di chi non sa vedere

nei flussi degli umani

tracce di bellezza e bagliori di sole.

Insolente è l’opinione

di chi sa solo blaterare in continuazione

senza etica, senza visione

senza amore.

Rosari di dolore

ho visto

nelle carni dolenti

di chi fugge dal travaglio.

Schegge divine

ho scorto

negli occhi melanconici

dei disperati delle acque, delle terre.

Cosa s’aduna

su questa terra nera

di sconfitte millenarie?

Un canto

solo un canto

di ninnenanne celesti

buono, davvero buono

per cullare

tutte le sofferenze

del mondo.

 

2)

Non c’è mestizia

nella rosa fanciulla

e nella viola del pensiero,

origami di bellezza

nel tuo giardino di città.

Conto

i tuoi passi

e ti misuro la vita,

l’ebbrezza viva dei tuoi fianchi

vita che non si estingue.

Bacio

i tuoi seni

soavità alla mandorla

per riscoprire

il gusto dell’infinito.

M’estasio

sul tuo gaio sorriso

e catturo raggi di sole.

Non ti lascio

mai sola.

Intanto,

la sera per strada

richiama

anime di passaggio.

 

3)

Nella terra

di sangue carminio

la traccia, il nome.

Il silenzio religioso

nella terra

di zolle santificate

dal lavoro dal sudore

di antichi alacri contadini.

Terra rosso fuoco

e tempi trasvolati

a rincorrere bellissime chimere

assetate di mondo.

La traccia, il nome.

Il codice intimo

d’un amore

stratificato nel profondo delle ossa,

che è ora sospiro alato,

è passiflora di passione,

caldo vortice di vento.

Sogno,

sei sogno.

Ti inseguo pazientemente

nella musica del respiro,

nel battito d’un secondo,

nel frastuono d’un attimo.

Sogno,

sei sogno.

E dopo il sogno,

la carne viva e spirituale

del tuo corpo.

 

4)

Non cerco pace

quiete del pensiero

stantio riposo.

Nelle spire del giorno

un sole scalmanato

che incendi l’anima.

Nelle braccia della notte

i tuoi baci

non accomodanti

ma scarmigliati di sogni.

Non cerco silenzio

ma un assordante frastuono,

una musica spaccatimpani

che canti l’attimo e l’eterno.

Cerco quel che non ho

e quel che non so.

La dolce viandante

ha i tuoi occhi d’oceano turbolento.

Ti cerco

pianamente e ostinatamente

di là dell’immobilità

di questo reo tempo.

 

5)

La vita fascinosamaranto

corre, scorre

come fiume in piena

impetuosa vertiginosa

rompe ostacoli di pena.

La vita

d’improvvisi albori

è gioco

d’ogni cominciamento.

D’ogni inizio di luce

la vita

è scommessa,

ragione d’esistere.

La vita

delle amare sconfitte,

delle ebbrezze sopravvenute

come dono di Dio.

La vita vissuta

e la vita che non conobbi.

La vita

delle infinite attese

ai bordi del mondo.

La vita ferita

e la vita sfuggita dalle dita.

La vita

d’un solo attimo

che è storia eterna,

tutto il tempo

che io conobbi.

 

6)

Ti vorrei vedere

nel mio campo

nel maggio compagno.

Rosso d’ardore

sulle tue gote,

mille bandiere al vento

e un amaranto d’incanto.

Ti vorrei vedere

che porti a spasso

il tuo pallore sanguigno

fiorente di vita,

il tuo senso interrogativo e immaginifico

sull’esistente,

che è viaggio che va.

I papaveri di maggio

sono promesse d’amore,

sono attese e porpora

da chiedere al giorno.

Vorrei vederti

nel mio campo

di sogni sospesi,

che ancora una volta

mi leggi la mano

e mi trucchi le carte

perché possa vincere

il mio piccolo destino.

 

 

 

Nota biobibliografica

 

Marcello Buttazzo è nato a Lecce e vive a Lequile, nel cuore della Valle della Cupa salentina. Ha studiato Biologia con indirizzo popolazionistico all’Università “La Sapienza” di Roma. Scrive periodicamente in prosa su Spagine (del Fondo Verri di Lecce), nella rubrica Contemporanea, occupandosi di attualità. Ha pubblicato le opere “Canto intimo” (raccolta di note e poesie, 2004, collana i Minimi), “Considerazioni e canti” (raccolta di articoli e poesie, 2005), “Clandestino d’amore” (raccolta di poesie, 2006) per Manni Editori, la silloge poetica “Altro da Sé” (Firenze Libri, 2006). Nel 2007, ha pubblicato la raccolta di poesie “Alba”(L’Autore Libri Firenze) e “Nei giardini dell’anima” (Manni Editori). Nel 2008, la raccolta di poesie “Di rosso tormento” (Calcangeli Edizioni) e, nel 2009, la raccolta poetica “Per strada” (Calcangeli Edizioni). Nel 2010, la silloge “Serenangelo”(Manni Editori). Nel 2012, la raccolta di poesie “E ancora vieni dal mare”(Manni Editori); nel 2015, la silloge poetica “E l’alba?” (Manni Editori). Nel 2016, la raccolta poetica “Origami di parole” (Pensa Editori). Nel 2018, la raccolta “Verranno rondini fanciulle”(i Quaderni del Bardo Edizioni); nel 2019, la raccolta poetica “Nei tuoi arcobaleni e altre poesie” ( i Quaderni del Bardo Edizioni); nel 2021, la silloge “Il cielo degli azzurri destini (i Quaderni del bardo Edizioni).

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