Marzia Spinelli | Trincea di nuvole e d’ombre (Marco Saya, 2019)

 

 

 

[…] Conosco e seguo da tempo Marzia Spinelli (Roma, ‘57), talento tra i migliori della sua generazione: e non epigonale, non abbandonato alla corrente usuale, limacciosa o affettata, vagamente pavida, dei suoi colleghi impazienti, vanitosi, oh ben poco solidali… La leggo almeno dal suo bell’esordio del 2009, Fare e disfare (Lietocolle): e fui lieto di dedicarle una recensione, doverosa perché frutto di una lettura propizia, ed anche un po’ rara: come tutta quella poesia che esce dagli schemi, solfeggia i propri versi e insieme se ne libera, li affranca da tutti i canoni e i luoghi comuni di cui la poesia non ha mai bisogno, per vedersi concedere plausi e attenzioni, in verità, sempre più plasticate o peregrine. […]
(dalla prefazione di Plinio Perilli)

 

 

*

Le ombre in trincea sotto nubi
dalle mutevoli forme: le guardano
a tratti, quale presagio di quel che accade
a terra
dove scorrono fiumi
e tutto sgorga dall’acqua,
dove colano scorie
ingannevoli anche del cielo.
Dove tutto stagna. Zampilla.
E passa.

*

L’ombra umida della sera avvolge come una piovra
il cielo bianco della città bella. Penetra ossa,
estremità, tutte le membra.
C’è attesa di Primavera, ma le ore d’inverno
ripiegano in casa e noi nella casa,
dove le valvole nuove dei radiatori
possono scegliere la giusta temperatura.
Tutti pensiamo – ci vorrebbe
un vento forte,
una mareggiata di luce…
ma poi rammentiamo
le tempeste che smantellano
non è detto possano cambiare
ciò che siamo.
Sappiamo l’umido humus,
la terra certa,
di altre persuasioni e meraviglie
andiamo in cerca
da notte a giorno, da Inverno
a Primavera stemperando
caldo e freddo,
unica vera misura
d’ingannevole eternità.

*

Tornavano i volti dei vivi, la mappa dei macelli
tra le rughe. S’allontanava il fronte e la resa,
dimentico il corpo all’angolo della Storia.
Così giovane e fiera e assurda la morte vera.
Andavano lungo lande sconosciute
del ritorno, anche per chi non sarebbe tornato,
a passi smarriti in un confine incustodito,
da una pena indicibile per sempre, via
da un presente dove straniero anche il pianto.

 

*

Ogni giorno vesto l’armatura
porto anche l’arco, le frecce, lo scudo,
indosso il casco come l’elmo di Scipio,
e qualunque copricapo, variabile come il tempo,
a proteggere la testa, così instabile
riecheggia e suona ogni dì una musica nuova
scompigliata e dilatata melodia d’accadimenti,
ordinata cabaletta di ricordi, stanzetta di memoria,
sempre a passo lieve e piè veloce in un dove presente
ma lontano, umido e vischioso, dove perdo
ad ogni semaforo dell’armatura un tratto
e mi chiedo dove sto andando, dove vanno
tutti gli elementi, tutte le particelle della vestitura,
granelli che frantumano sotto i ponti lungo fiume
o fondigli a disciogliersi in mare,
a sfaldarsi in una risacca solo mia,
ma è di tutti la stessa domanda
se qualcosa di noi si salva dalla dimenticanza,
se in quel dopo a disperdersi a terra
c’è pace.

 

 

Passa l’Angelo

Vedi, ogni trincea si fa occasione.
Non ci abbandona l’Angelo
evocato ogni mattina per timore:
sa di essere consolazione
e non chiede altro. Lo rinnego
quando troppi sono i morti,
troppo ingiuste le perdite.
Sembra svanisca per qualche tempo,
irreperibile e dissolto riappare
quando ormai lo credo nell’oblio
lontano, a ingaggiare una lotta bizzarra,
guerra e pace solo nostra:
ci spendiamo in promesse,
cediamo, concordi assestiamo.
Così la trincea si fa più dolce.
E di nuovo aspra. Lui resiste
con luce insolita, aura bislacca …
Invece è più sensata, verosimile
la piuma di pace.

*

La Poesia è un vento,
si spande sulla terra e la solleva.
Mette radici passo a passo.
E tra peso e aria
fingiamo l’eternità.

(testi estratti da Trincea di nuvole e d’ombre, prefazione di Plinio Perilli, Marco Saya ed., 2019)

 

*

Da mesi e mesi più non li contiamo
nel perimetro di casa
i passi di stanza in stanza
cingono le mura la casa
come bolla d’acquario come pesci
cerchiamo la conferma dello spazio,
l’ossigeno, il Tropico
dall’acqua dolce.

(Inedito 2020, Marzia Spinelli)

 

 

Nota biobibliografica

Marzia Spinelli è nata e vive a Roma. È stata tra i fondatori della rivista Línfera, nella
redazione della rivista Fiori del male e ha collaborato ad altre riviste di arte e
letteratura. È presente in molte antologie e nell’Archivio storico – Evoluzione delle
forme poetiche a cura di Ninnj Di Stefano Busà e Antonio Spagnuolo (Kairòs, 2013);
suoi testi poetici sono stati pubblicati e commentati su riviste letterarie quali
Puntoacapo, Studi cattolici, Noi donne, Kenavò, Il Mangiaparole e su blog. Alcuni
testi sono stati tradotti e pubblicati nella rivista romena Conta. Ha pubblicato: Fare e
disfare (Lietocolle, 2009), Nelle tue stanze (Progetto Cultura 2003, collana Le Gemme,
2012), nel 2014 l’e-book Nel cielo dell’altro un po’ più ampio a cura di La Recherche
Poesia condivisa 2.0, Trincea di nuvole e d’ombre (Marco Saya, 2019).

 

 

 

 

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Stefania Di Lino

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